CANBERRA – Cresce la pressione sul governo federale dopo la decisione dell’Australian Taxation Office di non accettare più pagamenti con carta di credito per saldare i debiti fiscali, una misura che secondo le piccole imprese potrebbe rendere più difficile la gestione della liquidità.
La nuova regola entrerà in vigore il primo dicembre e ha provocato reazioni contrastanti anche all’interno del governo.
Il ministro per l’Edilizia abitativa Clare O’Neil ha dichiarato che l’esecutivo nutre “serie preoccupazioni” sull’impatto della decisione e ha invitato l’ATO a tornare a confrontarsi con le imprese per individuare una soluzione praticabile.
Anche la sua collega per le Piccole imprese Anne Aly ha chiesto al fisco di proseguire il dialogo con il settore, osservando che molti operatori sono rimasti sorpresi dall’annuncio e avrebbero dovuto essere consultati prima.
Di segno diverso le parole del viceministro per la Tecnologia Andrew Charlton, che ha affermato che il governo sostiene la scelta dell’ATO.
Secondo Charlton, le imprese che finora hanno fatto ricorso alle carte di credito potranno utilizzare piani di rimborso più flessibili già disponibili attraverso l’ufficio fiscale.
Il dibattito nasce nel contesto della decisione della Reserve Bank di vietare i ricarichi sui pagamenti con carta, presentata dal governo come una misura a favore del costo della vita.
L’ATO aveva incontrato rappresentanti delle piccole imprese il 30 settembre, un giorno prima dell’annuncio pubblico, e ha successivamente convocato un nuovo confronto per discutere l’attuazione e le disposizioni transitorie.
L’amministratore delegato dell’Australian Chamber of Commerce and Industry, Andrew McKellar, ha chiesto un intervento politico più deciso.
Secondo McKellar, il governo dovrebbe inviare un messaggio chiaro all’ATO affinché tenga maggiormente conto delle esigenze delle piccole aziende.
Anche diversi parlamentari indipendenti hanno sollevato obiezioni.
Kate Chaney ha chiesto al fisco di riconsiderare la decisione o almeno concedere un periodo di transizione più lungo, ricordando che molte imprese utilizzano le carte di credito proprio per gestire i momenti in cui una fattura fiscale coincide con una fase di scarsa liquidità.
Allegra Spender ha sollecitato una soluzione che mantenga una certa flessibilità, mentre Dai Le ha accusato il governo di non comprendere le difficoltà delle piccole imprese già alle prese con l’aumento dei costi di carburante ed energia.
La Coalizione ha criticato anche il divieto dei ricarichi sulle carte, sostenendo che i costi di elaborazione non spariscono ma finiscono comunque per essere assorbiti dalle aziende o trasferiti sui prezzi.