SYDNEY - L’Australia dovrebbe evitare qualsiasi coinvolgimento diretto nella guerra in Medio Oriente e mantenere una posizione prudente nonostante le pressioni degli Stati Uniti.

È il messaggio che emerge dal dibattito tra analisti di politica estera, mentre il presidente americano Donald Trump sollecita gli alleati a partecipare a una coalizione navale per riaprire lo Stretto di Hormuz.

Il passaggio marittimo, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è stato chiuso dall’Iran in risposta al conflitto con Stati Uniti e Israele, provocando un’impennata dei prezzi dell’energia e nuove tensioni sui mercati globali.

Secondo David Smith, esperto dello United States Studies Centre, l’Australia non ha alcun interesse a essere coinvolta militarmente. “La cosa migliore per l’Australia è restare il più lontano possibile dallo Stretto di Hormuz”, ha affermato, avvertendo che l’invio di navi da parte degli alleati potrebbe prolungare il conflitto invece di risolverlo.

Smith ha anche criticato la linea dell’amministrazione americana, definendola incerta negli obiettivi e nella strategia. A suo avviso, gli alleati dovrebbero esercitare pressioni diplomatiche su Washington per favorire una de-escalation, ritenuta la via più efficace per riaprire il corridoio energetico.

Il governo Albanese ha ribadito di non aver ricevuto alcuna richiesta formale da parte degli Stati Uniti per l’invio di unità navali e ha escluso, al momento, un coinvolgimento diretto nelle operazioni militari.

Non tutti gli analisti condividono però questa posizione. Justin Bassi, direttore dell’Australian Strategic Policy Institute, ritiene che gli alleati debbano collaborare con Washington per garantire la sicurezza delle rotte energetiche. Pur sottolineando che il sostegno non debba essere automatico, ha indicato la necessità di un coordinamento tra democrazie per affrontare minacce comuni.

Nel frattempo, l’Australia ha già rafforzato la propria presenza nella regione con l’invio di un aereo di sorveglianza E-7A Wedgetail. La tensione resta alta anche per la sicurezza del personale: un recente attacco iraniano ha colpito un’area vicino a una base australiana negli Emirati Arabi Uniti, senza causare vittime.

Il confronto interno riflette una scelta più ampia sulla politica estera: mantenere un allineamento stretto con gli Stati Uniti o adottare una linea più autonoma in un contesto internazionale sempre più instabile.