CANBERRA - L’Australia parteciperà ai colloqui internazionali per la riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici mondiali, chiuso dall’Iran dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele.
Lo ha confermato il vice primo ministro e ministro della Difesa Richard Marles, annunciando la presenza di Canberra a un vertice virtuale guidato dal Regno Unito.
Alla riunione, prevista nelle prossime ore, prenderanno parte circa 35 Paesi, tra cui Francia, Germania, Italia, Giappone e Paesi Bassi. L’obiettivo è coordinare una risposta condivisa per ripristinare il traffico marittimo lungo il corridoio da cui passa circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas.
“Vogliamo vedere lo Stretto di Hormuz riaperto, è evidente - ha dichiarato Marles -. Lavoreremo con partner come Regno Unito e Francia per capire quale contributo possiamo offrire”.
Il governo australiano ha già aderito a una dichiarazione congiunta promossa da Londra nelle scorse settimane e intende ora rafforzare il proprio impegno in sede internazionale. Il ministro non ha però specificato quali ulteriori risorse militari potrebbero essere dispiegate, limitandosi a ricordare la presenza già attiva di un velivolo E-7A Wedgetail nella regione, inviato a marzo su richiesta dei Paesi del Golfo.
Parallelamente ai colloqui diplomatici, cresce la pressione interna per mitigare gli effetti economici della crisi energetica. Il primo ministro Anthony Albanese annuncerà un pacchetto di prestiti agevolati destinati alle imprese colpite dall’aumento dei costi del carburante, utilizzando il fondo da un miliardo di dollari previsto dal National Reconstruction Fund.
Nel suo intervento al National Press Club, Albanese sottolineerà che il governo non può eliminare del tutto l’impatto della crisi, ma può attenuarne le conseguenze. “Faremo tutto il possibile per proteggere gli australiani da ciò che accade nel mondo”, dirà.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha già avuto effetti diretti sull’economia globale, con un forte aumento dei prezzi del petrolio e ripercussioni su inflazione, trasporti e filiere produttive. In Australia, il tema è destinato a pesare anche sulla prossima finanziaria federale, con il governo chiamato a bilanciare interventi per il costo della vita e investimenti per rafforzare la sicurezza energetica.
Il vertice internazionale rappresenta quindi un passaggio chiave non solo sul piano geopolitico, ma anche per la stabilità economica interna. La sfida, per Canberra, è contribuire a una soluzione globale senza esporsi eccessivamente sul piano militare, mantenendo al contempo una linea coerente con i propri interessi strategici.