CANBERRA - L’Australia non ha ricevuto alcuna richiesta dagli Stati Uniti per inviare una nave militare nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il trasporto di petrolio, al momento chiuso dall’Iran nel contesto della guerra in Medio Oriente.
La precisazione è stata diffusa dal ministro della Difesa Richard Marles, che ha dichiarato che il governo australiano non sta prendendo in considerazione al momento un coinvolgimento militare nella missione navale proposta da Washington.
Il presidente statunitense Donald Trump ha chiesto ai paesi alleati di partecipare a una coalizione internazionale per garantire la sicurezza del traffico marittimo nello stretto, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.
La chiusura della rotta da parte di Teheran, decisa in risposta alla guerra guidata dagli Stati Uniti contro l’Iran, ha provocato forti perturbazioni nel commercio marittimo e ha spinto verso l’alto i prezzi globali dell’energia.
“Non abbiamo ricevuto alcuna richiesta dagli Stati Uniti riguardo allo Stretto di Hormuz”, ha dichiarato Marles ospite del programma televisivo Today di Nine.
Il ministro ha aggiunto che qualsiasi eventuale richiesta verrebbe comunque valutata alla luce dell’interesse nazionale australiano. “Non stiamo considerando l’invio di una nave, ma al momento non è arrivata alcuna richiesta”, ha spiegato.
Nel frattempo il conflitto in Medio Oriente continua ad aggravare la situazione umanitaria nella regione, con milioni di persone colpite dalle operazioni militari e dalle conseguenze economiche della guerra.
Un gruppo di organizzazioni umanitarie australiane ha lanciato un appello pubblico per raccogliere fondi destinati agli interventi di emergenza in Libano, Siria, Gaza e Cisgiordania.
Secondo Mat Tinkler, amministratore delegato di Save the Children Australia, la situazione umanitaria è estremamente grave. “Migliaia di persone sono state uccise o ferite, milioni sono state costrette a lasciare le proprie case e decine di milioni vivono nella paura”.
Dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni indicano che quasi un milione di persone è stato sfollato in Libano a causa del conflitto. In Iran oltre 3,2 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro abitazioni.
Le operazioni militari stanno inoltre interrompendo le catene di approvvigionamento di beni essenziali, riducendo l’accesso a cibo, acqua potabile, carburante e assistenza sanitaria in diverse aree della regione.