CANBERRA - Il governo ha invitato i propri cittadini a lasciare il Medio Oriente mentre il conflitto nella regione si intensifica e aumenta il rischio per la sicurezza.

Canberra ha anche ordinato la partenza dei familiari dei diplomatici australiani dagli Emirati Arabi Uniti a causa del peggioramento della situazione.

Il ministro degli Esteri Penny Wong ha spiegato che l’indicazione arriva dopo una serie di attacchi iraniani contro diversi Paesi del Golfo. Secondo le autorità degli Emirati Arabi Uniti, Teheran avrebbe lanciato oltre 1.400 missili e droni contro obiettivi nel Paese, causando almeno quattro vittime e provocando forti disagi ai trasporti e al commercio internazionale.

“La situazione di sicurezza si è deteriorata e il governo australiano ha disposto la partenza dei familiari dei funzionari australiani assegnati negli Emirati Arabi Uniti”, ha scritto Wong in un messaggio pubblicato sulla piattaforma X.

Il ministro ha aggiunto che più di 1.700 australiani sono già rientrati nel Paese dall’inizio del conflitto.

Il governo sta inoltre valutando una richiesta di assistenza militare da parte di alcuni alleati della regione. Wong ha precisato che Canberra non parteciperà a eventuali operazioni terrestri, ma ha lasciato aperta la possibilità di altri tipi di contributo.

“È prevedibile che ci sia stato chiesto aiuto e stiamo valutando attentamente le opzioni - ha dichiarato durante il programma Insiders di ABC -. Se verrà presa una decisione, informeremo con chiarezza il pubblico australiano”.

Gli attacchi iraniani sono stati lanciati dopo operazioni militari guidate da Stati Uniti e Israele che hanno colpito obiettivi e portato alla morte dell’ayatollah Ali Khamenei.

Dall’opposizione, il portavoce per gli affari esteri Ted O’Brien ha affermato di essere favorevole a un eventuale aiuto ai Paesi del Golfo. Il deputato ha chiesto al governo un aggiornamento dettagliato sulla situazione.

Secondo Jennifer Parker, analista del National Security College dell’Australian National University, l’Australia potrebbe contribuire alla difesa aerea degli alleati nella regione.

Tra le ipotesi vi sarebbe il dispiegamento di aerei da combattimento per rafforzare la protezione contro missili e droni. Un altro possibile compito riguarderebbe la sicurezza delle rotte energetiche nello Stretto di Hormuz.

Attraverso questo passaggio marittimo transita circa un quinto del petrolio mondiale. Le tensioni nella zona hanno già provocato aumenti dei prezzi di benzina e diesel.

Secondo Parker, la presenza militare australiana non cambierebbe in modo sostanziale il livello di rischio. L’Australia è già percepita come alleata degli Stati Uniti e quindi potenziale bersaglio per l’Iran.