Giallo, arancio, rosso, viola, oro: i colori dell’autunno ricoprono la Val d’Ayas, ai piedi del massiccio del Monte Rosa, in un’esplosione di sfumature da scoprire camminando lungo pendii scoscesi e sentieri ritagliati nei fitti boschi e tra i piccoli borghi, quelli che sorgono sull’antica via dei mercanti vallesi. Gli imponenti massicci e i ghiacciai del Rosa fanno da cornice a questo splendido paesaggio autunnale.
Posto nelle Alpi Pennine all’interno delle Alpi del Monte Rosa ed esteso su territorio italiano (nei comuni di Alagna Valsesia, Ayas, Gressoney-La-Trinité, Gressoney-Saint-Jean, Macugnaga e Valtournenche lungo i confini tra Valle d’Aosta e Piemonte) e svizzero (nei comuni di Saas-Almagell e Zermatt) a est del Monte Cervino, il Monbte Rosa è particolarmente famoso per la sua parete est, ovvero il versante di Macugnaga, la parete a più alta prominenza delle Alpi e l’unica di dimensioni himalayane, mentre altro versante particolarmente imponente è la cosiddetta parete valsesiana del Monte Rosa, che affaccia su Alagna Valsesia, mentre il versante nord svizzero è sede di imponenti ghiacciai (Gornergletscher).
La Punta Dufour, con i suoi 4.634 metri, è la vetta più alta del gruppo, visibile tra tutti i paesi circondanti soltanto dall’abitato di Macugnaga, intitolata in omaggio al generale svizzero e grande cartografo Guillaume-Henri Dufour (1787-1875). Sulla Punta Gnifetti è ubicato invece il rifugio alpino più alto d’Europa, la Capanna Regina Margherita (a quota 4.554 metri), sede anche di una stazione meteorologica e centro di ricerche sugli effetti dell’alta quota sul corpo umano. Il massiccio è ampiamente visibile da una parte relativamente estesa della Pianura Padana. Le valli meridionali del Monte Rosa (Anzasca, Sesia, Lys e Ayas) sono caratterizzate dalla presenza di manifestazioni idrotermali a quarzo e solfuri auriferi che diedero origine a un’attività estrattiva protrattasi per settecento anni a partire dal XIII secolo. L’oro era presente nei giacimenti filoniani polimetallici di pirite in un tenore pari ad alcuni grammi per tonnellata.
Le numerose punte che superano i 4.000 metri di quota rendono il Monte Rosa particolarmente attraente dal punto di vista alpinistico. La parete orientale che precipita verso Macugnaga ha una vera e propria dimensione himalayana: con oltre 2.000 metri di ghiaccio e roccia, è considerata la più alta delle Alpi. Su di essa sono state scritte epiche pagine di storia dell’alpinismo. Difficile ma soprattutto estremamente pericolosa, ha rappresentato e continua a rappresentare la summa dell’alpinismo classico. L’altra grande parete, la meno conosciuta e la meno percorsa di tutto il gruppo, è la cosiddetta Parete valsesiana del Monte Rosa, un insieme imponente, dall’aspetto selvaggio e misterioso alto fino a 1.800 metri. Insieme, le due pareti formano il versante piemontese del massiccio.
L’accesso più facile alle vette del Monte Rosa avviene partendo da Gressoney e da Alagna Valsesia. Da queste due località ci si porta utilizzando gli impianti funiviari a Punta Indren e da qui si raggiungono agevolmente in meno di due ore o la Capanna Giovanni Gnifetti oppure il rifugio città di Mantova. Questi due rifugi sono una tappa obbligata prima di affrontare le salite alle varie vette del massiccio ed alla Capanna Regina Margherita. Oltre al raggiungimento delle vette, l’escursionismo d’alta quota prevede traversate da rifugio a rifugio. Attorno al monte Rosa è stato definito un itinerario panoramico denominato Tour del Monte Rosa.
Dagli anni ‘60 la salita al Rosa è stata agevolata dalla funivia Alagna-Punta Indren, dove, per diversi anni, si è praticato lo sci estivo sul ghiacciaio di Indren. Con l’ammodernamento degli impianti esistenti si sono uniti, al passo dei Salati (2.936 m), gli impianti che salgono dalla valle del Lys. La Valsesia è entrata così a far parte del vasto comprensorio del Monterosa Ski che già riuniva gli impianti di Gressoney-La-Trinité e di Champoluc (frazione di Ayas) in val d’Ayas. Non molto lontano ad ovest è posto il comprensorio del Matterhorn Ski Paradise del Cervino.
A piedi, a cavallo, in bicicletta o in mountain bike ci si inoltra tra castelli medievali, villaggi arroccati ai lati dei torrenti, ponti romani e panorami mozzafiato. L’autunno in Val d’Ayas accoglie con maestosi scorci paesaggistici che accompagnano lungo i sentieri che da Verrés risalgono il torrente Evançon, tra storia e cultura. Protagonista è la natura, che in questa stagione si trasforma in una variegata tavolozza di colori che cambiano a seconda delle piante che crescono alle diverse altitudini: dai ghiacciai, che imbiancano tutto l’anno le vette oltre i 4.000 metri del massiccio del Monte Rosa, a larici e conifere d’alta quota, fino a ciliegi, frassini, aceri e betulle di media montagna. Il Consorzio turistico Val d’Ayas Monterosa organizza le escursioni guidate nel foliage a piedi, in bici o a cavallo.
Anche l’enogastronomia torna protagonista con eventi, feste, mercati e degustazioni. Salumi, formaggi, vini pregiati e cereali di montagna con cui si preparano zuppe, polente e pane nero sono gli ingredienti di piatti semplici e di ricette antiche e genuine a km zero.
Scavata dal torrente Evançon, che si unisce alla Dora Baltea proprio ai piedi dello splendido castello di Verrès, la Val d’Ayas è contraddistinta da una singolare conformazione del territorio che ha consentito di salvaguardare originarie tecniche agricole e antiche ricette. La valle offre una cucina montana genuina e sostenibile, realizzata grazie al lavoro congiunto dei produttori e dei ristoratori. Tra i formaggi, la Fontina dop è la regina indiscussa della produzione casearia valdostana, affiancata da tome aromatizzate ai più svariati sapori di montagna, e da un Fromadzo dop profumato. E poi c’è la polenta in tutte le sue varianti: dalla classica concia agli appetitosi rostì, palline ripiene di formaggio e poi fritte, e a quella che si accompagna alla carbonada alla valdostana, piatto a base di carne di manzo o di selvaggina, cotta nel vino rosso locale. Infine, i beignetes, frittelle di mele prodotte esclusivamente con frutti del territorio.
Un altro elemento base della cucina locale è il pan ner o pane di segale delle valli di Champorcher e Gressoney, anticamente cotto una sola volta all’anno in forni comunitari. Era un alimento semplice, a cui talvolta si aggiungevano noci, castagne e cumino, fatto per durare tutto l’inverno. Molti di questi forni sopravvivono ancora oggi nella valle di Champorcher, dove negli anni ‘90 sono stati restaurati e riattivati.