LECCO - Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha deciso di applicare il regime di sorveglianza particolare per il detenuto Zaccaria Mouhib, noto come Baby Gang, il trapper ventiquattrenne arrestato lo scorso 17 marzo in un’inchiesta della procura di Lecco per detenzione di armi e altri reati, tra cui maltrattamenti sulla fidanzata.
Il decreto, firmato il primo aprile, descrive il giovane come un “soggetto tendente alla violenza, turbolento, refrattario alla disciplina” e pericoloso “anche per l’influenza che esercita sugli altri detenuti che lo riconoscono come figura carismatica e di guida, oltre che per i modi arroganti e minacciosi tenuti nei confronti del personale e degli altri detenuti”.
Il provvedimento fa riferimento a episodi “di particolare gravità” che avrebbero “gravemente pregiudicato l’ordine e la sicurezza” nel carcere di Busto Arsizio (Varese).
La sorveglianza particolare, disposta per sei mesi, prevede diverse limitazioni. Baby Gang non potrà partecipare ad alcuni corsi all’interno dell’istituto, potrà stare negli spazi all’aperto solo per due ore al giorno e sarà detenuto in camera singola, senza fornellino, armadi, soprammobili e televisore. Potrà avere soltanto una radio, il letto e un tavolo con sgabello.
Il decreto cita anche foto e video apparsi sui social durante precedenti periodi di detenzione domiciliaria del giovane, episodi per i quali era stato denunciato. Vengono inoltre richiamati alcuni casi di aggressioni e danneggiamenti sempre in carcere, nonché un episodio del 31 marzo scorso, quando durante un colloquio Mouhib sarebbe diventato “aggressivo” con insulti agli operatori e si sarebbe scagliato contro un agente.
Il Dap parla di “spiccata personalità delinquenziale”, “elevato indice di pericolosità sociale” e “atteggiamenti oppositivi” che possono acuire la tensione all’interno dell’istituto.
La difesa, con l’avvocato Niccolò Vecchioni, ha già presentato reclamo al tribunale di Sorveglianza di Milano per chiedere l’annullamento del provvedimento. Il legale fa notare che il decreto si basa, tra l’altro, sul “rinvenimento su piattaforme social di fotografie e video che lo ritrarrebbero durante precedenti periodi di detenzione”, senza indicare elementi oggettivi per provare tale circostanza.
Secondo la difesa, non viene richiamato “un singolo episodio specifico, né una relazione di servizio, né un’informativa, né qualsiasi altro elemento oggettivo” dal quale possa desumersi l’esistenza dell’asserito ascendente di Baby Gang sugli altri detenuti.
Il reclamo sostiene anche che il decreto riporta solo congetture, non idonee “di per sé a sorreggere un provvedimento tanto incisivo”, visto che la sorveglianza particolare “non può essere utilizzata né come strumento di ravvedimento morale, né come mezzo di correzione disciplinare aggravata”.