SANTIAGO DEL CILE – Con l’iscrizione ufficiale di Michelle Bachelet come candidata a segretaria generale delle Nazioni Unite, il continente americano aggiunge una figura di peso nella corsa per guidare il principale organismo multilaterale del mondo.

L’annuncio è stato fatto dal presidente cileno Gabriel Boric, che ha confermato che la candidatura è stata presentata a New York con l’esplicito sostegno delle due maggiori potenze regionali: Brasile e Messico. “In questa nomina, come potete vedere, non siamo soli”, ha detto Boric dal Palacio La Moneda.

Bachelet, due volte presidente del Cile ed ex alto commissario per i Diritti Umani dell’Onu, ha ringraziato per il sostegno i Paesi amici e ha assicurato: “Mi sento molto onorata di essere candidata… non solo del Cile, ma anche del Brasile e del Messico”.

La mossa di Boric si aggiunge ad altre candidature americane che circolano da qualche mese. Ad esempio, l’Argentina ha promosso il nome di Rafael Grossi, attuale direttore dell’Organismo internazionale per l’energia atomica (Oiea), come aspirante allo stesso incarico. Tuttavia, il caso di Bachelet ha preso particolare slancio grazie al sostegno congiunto di tre dei paesi più influenti dell’America Latina.

Dal Brasile, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha salutato la candidatura cilena come un’opportunità storica e ha sottolineato: “È tempo che l’ONU sia finalmente guidata da una donna”.

Dal Messico, la presidente Claudia Sheinbaum è intervenuta a supporto della candidatura femminile: “È una donna riconosciuta, conosce le Nazioni Unite e ha una visione pacifista del mondo e un’attenzione ai poveri”.

Per Boric si tratta di un motivo di orgoglio nazionale: “Sarebbe la prima cilena e la prima donna nella storia alla segreteria generale dell’Onu… Porta in alto nome del Cile”.

Nonostante il sostegno regionale, lo scenario politico cileno non è ancora del tutto chiuso. Il presidente eletto José Antonio Kast, che assumerà il 11 marzo, non ha ancora confermato se manterrà il sostegno ufficiale dello Stato cileno alla candidatura di Bachelet.

Sebbene non possa annullare una candidatura già iscritta, un suo eventuale atteggiamento negativo potrebbe indebolire lo slancio diplomatico di Santiago. Kast ha sostenuto che sarebbe stato “opportuno” che Boric avesse concordato una posizione “con tutti”, lasciando aperta la possibilità di non sostenerla.

Ex autorità come l’ex ministro degli Esteri Heraldo Muñoz hanno avvertito che ritirare il sostegno avrebbe dei costi e hanno osservato che “Kast dovrebbe assumere una decisione di Stato e sostenerla”. Oltretutto, Messico e Brasile potrebbero continuare a promuovere la candidatura anche senza il governo entrante cileno, grazie alle loro ampie reti diplomatiche.

Il processo per scegliere il prossimo segretario generale è globale e si definisce in due fasi. Prima, il Consiglio di Sicurezza raccomanda un solo nome, con la particolarità che i cinque membri permanenti — Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito — hanno diritto di veto anche su tale nomina. Poi, l’Assemblea Generale dei 193 Stati membri ratifica quella raccomandazione. Per questo motivo, la decisione finale si risolve spesso nel Consiglio di Sicurezza.

Oltre a Bachelet, il continente americano offre altri nomi da tenere n considerazione: oltre all’argentino Rafael Grossi, uno dei favoriti, anche la costaricense Rebeca Grynspan, attuale capo di Onu Commercio e Sviluppo, e la prima ministra di Barbados, Mia Mottley.

Parallelamente, vari paesi promuovono l’idea che l’America Latina abbia chance speciali grazie a una pratica informale di rotazione regionale. Sebbene non sia una regola scritta, questa logica di “turno continentale” — dopo decenni in cui il ruolo è stato occupato da europei, asiatici, africani e medio-orientali — può influenzare le negoziazioni diplomatiche.

Il mandato di António Guterres termina il 31 dicembre 2026 e la selezione del suo successore sarà definita prima di quella data, nel corso dell’anno diplomatico, attraverso la raccomandazione del Consiglio di Sicurezza e l’approvazione finale dell’Assemblea Generale.

Nel frattempo, la candidatura di Bachelet avanza come una delle scommesse più forti del continente, ma dovrà comunque superare il delicato gioco geopolitico delle potenze globali.