BAGHDAD - Si è concluso oggi il sequestro di Shelly Kittleson, la giornalista freelance statunitense di base a Roma e collaboratrice di diverse testate internazionali e italiane. Kittleson è stata rilasciata a Baghdad esattamente una settimana dopo il suo rapimento, avvenuto lo scorso 31 marzo nei pressi dell’Hotel Palestine.
La liberazione è il risultato di complessi negoziati tra il governo iracheno, i vertici di Kataib Hezbollah (la più potente milizia sciita filoiraniana in Iraq) e gli Stati Uniti. Secondo fonti della sicurezza irachena citate dal New York Times, il rilascio è avvenuto in cambio della libertà per alcuni miliziani (tra i 4 e i 14 membri) detenuti per aver lanciato razzi contro una base statunitense in Siria.
Abu Mujahid al-Assaf, funzionario della milizia, ha confermato l’operazione in un comunicato: “Riconoscendo le posizioni del primo ministro uscente, abbiamo deciso di rilasciare l’imputata statunitense Shelly Kittleson, a condizione che lasci immediatamente il Paese”.
Subito dopo il rilascio, il canale Telegram Sabereen, vicino alle milizie filoiraniane, ha diffuso un video di due minuti e mezzo. Nel filmato, chiaramente registrato sotto coercizione, Kittleson dichiara di aver compiuto operazioni di spionaggio per conto degli Stati Uniti contro Kataib Hezbollah.
Nella “confessione” estorta, la giornalista rivolge critiche anche all’amministrazione di Donald Trump, definendo “stupide” le sue politiche e accusandole di aver messo a rischio l’incolumità dei cittadini Usa nella regione. Analisti e colleghi hanno immediatamente bollato il video come una messinscena propagandistica tipica delle milizie operanti nell’area.
Kittleson, 50 anni, è una cronista esperta che da anni segue i conflitti mediorientali per testate come Foreign Policy, Al-Monitor, Politico, e per le italiane Il Foglio e ANSA. Prima del sequestro, la giornalista aveva ricevuto minacce dirette proprio da Kataib Hezbollah mentre seguiva il conflitto nel Kurdistan iracheno.
Il Dipartimento di Stato Usa e l’analista della Cnn Alex Plitsas, suo contatto d’emergenza, l’avevano avvisata del rischio imminente il giorno prima del rapimento, ma nonostante i pericoli la freelance aveva deciso di restare a Baghdad per alcuni incontri cruciali prima di spostarsi a Erbil. Un video dell’evento mostra la giornalista circondata da due uomini sul marciapiede e caricata a forza su un’auto.