ROMA - A gennaio i prestiti al settore privato sono aumentati del 2,2% su base annua, in crescita rispetto al 2,0% di dicembre. È quanto emerge dalle statistiche della Banca d’Italia basate sulla metodologia armonizzata del Sistema europeo delle banche centrali. 

Nel dettaglio, i prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,5%, in linea con il mese precedente, mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati dell’1,7%, leggermente meno rispetto all’1,8% di dicembre. 

In aumento anche i depositi del settore privato, saliti del 3,9% dal 2,2% del mese precedente, mentre la raccolta obbligazionaria è cresciuta dell’1,9%, come già a dicembre. 

Per quanto riguarda i mutui, a gennaio il Taeg (Tasso Annuo Effettivo Globale) sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 3,87%, in aumento rispetto al 3,81% di dicembre. La quota di mutui con periodo iniziale di determinazione del tasso fino a un anno è stata del 20,4%, in crescita rispetto al 18,5% del mese precedente. 

In salita anche il Tasso sul credito al consumo, che ha raggiunto il 10,19% dal 9,97% di dicembre. 

Sul fronte delle imprese, i tassi sui nuovi prestiti alle società non finanziarie si sono attestati al 3,53%, in lieve calo rispetto al 3,59% del mese precedente. Nel dettaglio, i prestiti fino a 1 milione di euro hanno registrato un tasso del 4,07%, mentre quelli di importo superiore si sono fermati al 3,24%. 

I tassi passivi sui depositi, ossia gli interessi riconosciuti dalle banche ai clienti, sono stati pari allo 0,64%, in lieve aumento rispetto allo 0,62% di dicembre. 

Secondo l’Unione nazionale consumatori, l’aumento del Taeg sui mutui rappresenta “una pessima notizia”. Il presidente Massimiliano Dona sottolinea che si tratta del valore più alto dall’agosto 2024, e avverte che la situazione potrebbe peggiorare se la Bce decidesse una nuova stretta monetaria per contrastare l’inflazione legata alla crisi in Iran. 

Per Dona, tuttavia, l’inflazione attuale sarebbe in gran parte “importata”, legata a tensioni sui mercati energetici. Per questo, sostiene, la risposta più efficace dovrebbe essere fiscale e non solo monetaria, e chiede al governo di ridurre le accise sui carburanti di almeno dieci centesimi per contenere le spinte inflattive.