CANBERRA - Il personale australiano di stanza alla base aerea di Al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti, è “tutto al sicuro” dopo che la struttura è stata colpita da un attacco con droni nel fine settimana.
Lo ha confermato il ministro della Difesa Richard Marles, mentre il conflitto in Medio Oriente si intensifica dopo i raid USA-Israele contro l’Iran.
Teheran ha lanciato attacchi di ritorsione in diversi Paesi della regione dopo i bombardamenti che hanno ucciso la guida suprema Ayatollah Ali Khamenei e decine di alti funzionari del regime. Tra gli obiettivi colpiti figura anche Al Minhad, vicino a Dubai, che funge da snodo logistico per l’Australian Defence Force.
“Abbiamo un quartier generale operativo ad Al Minhad da molti anni. Tutti i nostri militari sono stati contattati e stanno bene”, ha dichiarato Marles. Oltre 100 membri delle forze armate australiane sono dislocati in Medio Oriente, la maggior parte negli Emirati, dove la base riveste un ruolo chiave per le operazioni e il supporto logistico.
Parallelamente, il governo sta valutando piani di emergenza per assistere decine di migliaia di cittadini australiani bloccati nella regione. Circa 115mila australiani si trovano in Medio Oriente e molti non riescono a partire a causa della chiusura dello spazio aereo. Marles ha definito la situazione una “sfida consolare molto complessa”, sottolineando che l’evoluzione del conflitto rende difficile prevedere tempi e modalità di rientro.
Le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha ipotizzato una durata del conflitto di “quattro o più settimane”, hanno aumentato l’incertezza. Secondo l’esperto della University of Sydney David Smith, la tempistica dipende da variabili fuori dal controllo di Washington.
Il primo ministro Anthony Albanese ha ribadito che non vi sono richieste di coinvolgimento militare australiano. “Siamo lontani e non siamo attori centrali in Medio Oriente”, ha detto, pur esprimendo sostegno all’azione USA-Israele.