CANBERRA - La guerra in Medio Oriente comincia a produrre conseguenze anche in Australia, dove il governo federale sta valutando la possibilità di partecipare a un rilascio coordinato di petrolio dalle riserve strategiche.

La notizia è emersa nel corso della giornata politica a Canberra.

L’eventuale decisione si inserisce nel contesto di una più ampia iniziativa internazionale volta a stabilizzare i mercati energetici dopo le tensioni nel Golfo e i rischi per le rotte petrolifere globali. Per l’Australia la questione è particolarmente delicata: il paese importa circa il 90% del petrolio che consuma e dispone di riserve relativamente limitate rispetto ad altre economie avanzate.

Mentre il governo valuta le possibili mosse sul piano strategico, il dibattito politico interno si è acceso attorno alla disponibilità effettiva di carburante nel paese. Il ministro del Tesoro Jim Chalmers è stato messo sotto pressione durante un’intervista televisiva nel programma Today, dove il conduttore Karl Stefanovic lo ha incalzato sulle segnalazioni di carenze di carburante in alcune aree del paese.

“Dov’è il carburante? Può rispondere a questa domanda?”, ha insistito Stefanovic, riferendosi alle difficoltà segnalate soprattutto nelle comunità regionali. Alcuni agricoltori hanno dichiarato di avere problemi nel reperire carburante sufficiente per le attività quotidiane.

Chalmers ha negato l’esistenza di un problema generale di approvvigionamento, sostenendo che le spedizioni continuano ad arrivare regolarmente e che l’Australia dispone di scorte adeguate. Tuttavia ha riconosciuto la presenza di “pressioni localizzate”, dovute soprattutto a un aumento improvviso della domanda in alcune zone rurali

Il ministro ha spiegato che i fornitori avevano programmato le consegne sulla base dei normali livelli di consumo, ma che l’impennata degli acquisti ha creato squilibri temporanei nella distribuzione.

Parallelamente cresce la preoccupazione per il rapido aumento dei prezzi alla pompa. In alcune aree il carburante ha sfiorato i tre dollari al litro, alimentando il sospetto di possibili fenomeni di speculazione.

Il governo ha quindi rafforzato i poteri dell’Australian Competion and Consumer Commission (ACCC), l’autorità australiana per la concorrenza, raddoppiando le sanzioni per i distributori che approfittano della situazione.

“Il nostro messaggio ai rivenditori è chiaro: non devono approfittare degli australiani in un momento di crisi internazionale”, ha dichiarato Chalmers.

Tra la prospettiva di utilizzare le riserve strategiche e le tensioni sul mercato interno, la crisi energetica globale innescata dal conflitto mediorientale comincia dunque a farsi sentire anche dall’altra parte del mondo.