VILNIUS - La Bielorussia ha liberato 250 detenuti in quello che rappresenta il rilascio più ampio degli ultimi anni, nell’ambito di un processo negoziale con gli Stati Uniti che prevede un allentamento graduale delle sanzioni.

A riferirlo è l’ambasciata americana in Lituania, confermando un importante passaggio nei rapporti tra Washington e il presidente Alexander Lukashenko.

Il leader bielorusso, al potere dal 1994, punta da tempo a ridurre l’isolamento internazionale che ha seguito la repressione delle proteste del 2020. In cambio, gli Stati Uniti chiedono segnali concreti sul fronte dei diritti civili, a partire dalla liberazione dei prigionieri politici.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani Viasna, prima dell’ultimo rilascio erano oltre 1.100 le persone detenute per motivi politici. Tra i liberati figura Marfa Rabkova, coordinatrice della rete di volontari dell’organizzazione, arrestata nel 2020 e condannata a quasi 15 anni con accuse che ha sempre respinto. I sostenitori denunciano che le sue condizioni di salute in carcere erano gravi.

Nel gruppo rientrano anche giornalisti, attivisti e blogger arrestati durante le proteste contro il governo. Le liberazioni sono avvenute dopo colloqui a Minsk tra Lukashenko e John Coale, inviato del presidente statunitense Donald Trump.

Coale ha indicato che l’obiettivo è la liberazione di tutti i detenuti politici entro la fine dell’anno. In tal caso, Washington potrebbe eliminare completamente le sanzioni imposte dopo il 2020. Gli Stati Uniti hanno già avviato una prima apertura, rimuovendo alcune restrizioni su due banche bielorusse e sul ministero delle Finanze.

Il negoziato resta delicato. Washington ha chiarito che l’allentamento delle sanzioni non deve tradursi in un sostegno indiretto alla Russia, alleata di Minsk, nel conflitto in Ucraina. Lukashenko mantiene stretti rapporti con Vladimir Putin, pur senza aver inviato truppe bielorusse sul campo.

Tra le ipotesi in discussione c’è anche una possibile visita di Lukashenko negli Stati Uniti, che segnerebbe un cambiamento netto dopo anni di isolamento diplomatico.

L’opposizione in esilio accoglie con cautela la notizia. Sviatlana Tsikhanouskaya ha parlato di “un momento di sollievo e speranza”, ma ha ricordato che molti restano in carcere. “L’obiettivo resta liberarli tutti e porre fine alla repressione”, ha dichiarato.

Il processo è avviato, ma resta fragile e legato ai prossimi passi di entrambe le parti.