ROMA – Resta alta la tensione tra la Biennale di Venezia e il governo sulla partecipazione della Russia, a meno di 48 ore dalla presentazione del Padiglione Centrale restaurato. 

La Fondazione ha inviato al ministero della Cultura tutta la documentazione richiesta, sostenendo che “nessuna norma è stata violata e che le sanzioni verso la Federazione Russa sono state rispettate integralmente come da nostro dovere”. Le carte sono ora al vaglio del ministro Alessandro Giuli. 

Al centro delle verifiche c’è la corrispondenza con le autorità di Mosca, per chiarire come siano stati organizzati e gestiti gli interventi degli artisti. La Biennale ribadisce di essersi limitata a recepire una richiesta della Russia, proprietaria di un padiglione, secondo la prassi. 

Il governo, pur riconoscendo l’autonomia dell’ente, valuta se debba prevalere l’interesse nazionale in linea con la politica estera. I margini di intervento restano però incerti, e il commissariamento viene considerato un’ipotesi estrema. 

Tra le opzioni circolate c’è anche quella di impedire l’ingresso in Italia agli artisti russi attesi prima dell’apertura del 9 maggio, o più probabilmente potrebbe arrivare la richiesta politica che sia il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco a escludere la partecipazione. Tuttavia, da Venezia non arrivano segnali in tal senso. 

La vicenda è arrivata ai vertici del governo, e a questo riguardo è previsto un confronto tra il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e Giuli. Il ministro deve inoltre decidere se partecipare alla presentazione del Padiglione Centrale: un’eventuale assenza avrebbe un forte valore simbolico, anche perché l’intervento è stato finanziato con fondi Pnrr.