CANBERRA - Le società di telecomunicazioni in Australia saranno obbligate a rendere pubbliche le informazioni sulle interruzioni di rete, in risposta a una serie di disservizi gravi che hanno sollevato interrogativi sulla sicurezza e sull’affidabilità del sistema.

La misura giunge dopo il blackout di Optus dello scorso settembre, durato quasi 14 ore e collegato a due decessi. L’interruzione aveva coinvolto centinaia di chiamate in quattro Stati e Territori, mettendo in evidenza criticità nella gestione delle emergenze e nella continuità dei servizi essenziali.

A partire dalla fine di giugno, tutti gli operatori dovranno pubblicare – o rendere facilmente accessibili – registri aggiornati delle interruzioni di rete risolte. L’obbligo riguarda tutti i blackout rilevanti avvenuti dal 31 marzo in poi.

Le nuove regole, introdotte dall’Australian Communications and Media Authority (ACMA), mirano a rafforzare la trasparenza e a fornire ai consumatori strumenti concreti per valutare le prestazioni dei diversi operatori.

Secondo la presidente dell’autorità, Nerida O’Loughlin, il provvedimento colma una lacuna informativa: “Questi dati permetteranno agli utenti di confrontare meglio l’affidabilità dei servizi e si affiancheranno alle statistiche sui reclami che pubblichiamo ogni trimestre”.

I registri dovranno includere dettagli precisi: orario di inizio e fine dell’interruzione, aree geografiche coinvolte, tipologia e numero stimato di servizi colpiti, oltre alle cause del guasto.

L’intervento normativo segue una direttiva del ministro delle Comunicazioni Anika Wells, emanata a dicembre dopo l’ondata di critiche per la gestione del caso Optus.

Parallelamente, un’inchiesta parlamentare sta esaminando quanto accaduto e dovrebbe presentare le proprie conclusioni a metà aprile. Una revisione indipendente ha già individuato 21 raccomandazioni, definendo le carenze emerse “ingiustificabili”.

Durante le audizioni, i vertici di Singtel, società madre di Optus, hanno espresso “profondo rammarico” per l’accaduto. L’amministratore delegato Stephen Rue ha riconosciuto l’esistenza di una “cultura di superficialità” nei mesi precedenti al blackout.

Anche il regolatore è finito sotto pressione, con alcuni parlamentari che hanno criticato la mancanza di interventi incisivi dopo episodi simili, come un’interruzione che ha coinvolto TPG.

Le nuove regole segnano un cambio di passo: non solo gestione delle crisi, ma anche esposizione pubblica delle responsabilità. Un passaggio che punta a spingere il settore verso standard più rigorosi, sotto lo sguardo diretto di utenti e istituzioni.