KIEV - Mentre l’Ucraina affronta l’ondata di freddo più dura dell’inverno, con temperature scese fino a -12 gradi, un grave guasto tecnico ha messo in ginocchio la rete elettrica nazionale, provocando un blackout a cascata che ha paralizzato trasporti, riscaldamento e servizi essenziali. Il cedimento simultaneo di due linee ad alta tensione ha bloccato anche la metropolitana di Kiev, in una capitale già allo stremo dopo mesi di emergenza energetica.

Il ministro dell’Energia Denys Shmyhal ha confermato che le ripercussioni hanno interessato anche la vicina Moldavia e ha definito la situazione “estremamente fragile”, nonostante i primi ripristini e l’intervento di squadre tecniche per stabilizzare il sistema. 

A Kiev, il sindaco Vitaly Klitschko ha parlato dei “giorni più difficili” per la città, che in queste ore si affida ai generatori inviati dai partner europei per garantire la continuità dei servizi minimi. Il collasso della rete coincide con la tregua degli attacchi diretti russi alle infrastrutture energetiche, come Vladimir Putin aveva promesso a Donald Trump. Una promessa mantenuta solo parzialmente, perché nella notte tra sabato e domenica, 85 droni hanno colpito vari punti del Paese.

Sul fronte diplomatico, l’asse della mediazione si è spostato negli Stati Uniti, dove si è tenuto un incontro tra l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev e una delegazione americana guidata da Steve Witkoff, definito da entrambe le parti “produttivo e costruttivo”. Washington si è detta “incoraggiata” dai segnali di apertura russi, come ha dichiarato Witkoff, sostenendo che Mosca “sta lavorando per garantire la pace in Ucraina” ed è “grata per la leadership del presidente degli Stati Uniti nel cercare una pace duratura”. 

Al tavolo di Miami si sono sedute anche figure di primo piano come Scott Bessent e Jared Kushner. La speranza è ora rivolta al round negoziale bilaterale di Abu Dhabi, dove le delegazioni dovrebbero discutere il seguito del piano. Ma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky frena gli entusiasmi e richiama alla centralità del nodo territoriale, ribadendo che senza un contatto diretto con Vladimir Putin non sarà possibile chiudere un’intesa.

“Come minimo, dovremmo avere l’opportunità di mantenere i contatti con la Federazione russa, con il leader della Russia, in un formato o nell’altro”, ha detto in un’intervista, chiarendo che altrimenti “le nostre squadre non saranno in grado di concordare sulle questioni territoriali”.

Zelensky ha ricordato che sul tavolo c’è ancora il piano in 20 punti per la fine della guerra, che include le “dolorose questioni legate ai territori”, che soltanto chi governa i due Paesi “sarà in grado di risolverle”. Il presidente ha inoltre sottolineato l’importanza che il documento venga firmato non solo da Stati Uniti, Ucraina e Russia, ma che anche l’Unione europea abbia voce in capitolo, visto che tra le prospettive del piano rientra l’adesione di Kiev all’Ue.

Da Mosca è nuovamente intervenuta la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova che, intervenendo in collegamento video nell’ambito di un congresso a Roma, ha rilanciato la narrativa del Cremlino: “Vorrei dire a tutti gli italiani (…) di venire in Russia, a Mosca”, sostenendo che diversi imprenditori italiani sarebbero rimasti “sconvolti” perché “quello che vedono qui non è quello che hanno visto in televisione in Italia”.