WASHINGTON - Non un semplice comitato tecnico, ma una vera e propria sfida all’architettura diplomatica globale. Il Board of Peace, l’organismo voluto da Donald Trump per sovrintendere alla stabilizzazione di Gaza, nasce con numeri imponenti: 59 leader mondiali invitati, in una lista che spazia dal Sud America all’India, includendo figure controverse come Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko. 

Nonostante le radici del Board affondino negli accordi di Sharm el-Sheikh dell’ottobre 2025, le sue mire sono molto più ampie. Un alto funzionario statunitense ha confermato ad Axios la natura ambiziosa del progetto: “Il Consiglio di Pace non sarà limitato a Gaza. È un Board of Peace per tutto il mondo”. 

La composizione riflette questa visione geopolitica totale, riunendo pesi massimi come Narendra Modi (India), Lula (Brasile), Javier Milei (Argentina) e Erdogan (Turchia), accanto ai protagonisti del Medio Oriente come Al-Sisi (Egitto) e Re Abdallah II (Giordania). 

La creazione di questo “club” non è stata priva di scossoni diplomatici: Netanyahu ha bollato come “indigeribile” la presenza della Turchia, mentre Trump ha cercato di rassicurarlo offrendo a Israele un seggio nel Board.

Particolarmente clamorosi è stato il rifiuto di Emmanuel Macron. Il presidente francese ha avvertito che il mandato del Board “solleva domande cruciali sul rispetto della struttura delle Nazioni Unite”. Per tutta risposta, Trump ha minacciato dazi del 200% su vini e champagne francesi. 

Il Board of Peace si configura come un organismo poco incline al multilateralismo tradizionale e fortemente centrato sulla figura del suo Presidente.  Il board sarà guidato dai fedelissimi di Trump, tra cui Marco Rubio, Jared Kushner e Steve Witkoff, affiancati da figure internazionali come l’ex primo ministro britannico Tony Blair e la coordinatrice Onu Sigrid Kaag. 

Formalmente le decisioni sono a maggioranza, ma Trump detiene un potere di veto assoluto. Nulla può essere approvato senza il suo via libera. Inoltre, il presidente ha il potere di nominare, sospendere o rimuovere i membri (salvo un’opposizione dei due terzi). 

Una delle clausole più singolari riguarda la permanenza nell’organismo. Se il mandato standard dei membri dura tre anni, Trump ha previsto una scorciatoia per la stabilità: chi desidera diventare “socio per sempre” del Board of Peace dovrà versare un contributo di 1 miliardo di dollari. Sarà sempre il presidente Usa a convocare le riunioni - almeno una volta l’anno - e a stabilire l’ordine del giorno, blindando di fatto il controllo statunitense sull’agenda della pace mondiale.