PERTH - Le autorità stanno indagando sul lancio di un ordigno esplosivo artigianale durante un raduno per l’Invasion Day a Perth come su un “potenziale atto terroristico”.
L’episodio ha provocato l’evacuazione di migliaia di persone nel centro cittadino e ha riacceso il dibattito politico sul linguaggio usato quando la violenza colpisce manifestazioni legate ai diritti delle Prime Nazioni.
Lunedì, a Forrest Place, nel cuore di Perth, la polizia ha fatto evacuare l’area dopo il ritrovamento di un oggetto progettato per “esplodere all’impatto”. Secondo gli inquirenti, è stata solo una questione di fortuna se il dispositivo non è detonato: l’ordigno avrebbe contenuto una miscela di sostanze chimiche volatili, con chiodi e sfere metalliche fissate all’esterno, pensate per aumentare i danni in caso di esplosione.
La polizia sostiene che un uomo di 31 anni abbia estratto l’ordigno da una borsa e lo abbia lanciato tra la folla — circa 2.500 persone — da una passerella al primo piano, tentando poi di fuggire. L’uomo è stato arrestato e incriminato per un atto illecito con intenzione di causare danni e per la produzione o il possesso di esplosivi in circostanze sospette.
Nelle ore successive, la WA Police Force, l’Australian Federal Police e l’Australian Security Intelligence Organisation hanno confermato che l’indagine viene condotta come un possibile caso di terrorismo. In una dichiarazione congiunta diffusa ieri sera, il team antiterrorismo del Western Australia ha precisato che l’inchiesta è ancora in corso e che ulteriori accuse non sono escluse. Le autorità hanno anche chiarito che “non c’è una minaccia in corso per la sicurezza pubblica”.
In Australia è reato pianificare o preparare un atto terroristico anche se l’azione non si concretizza, e una persona può essere incriminata per terrorismo anche quando l’attacco non si è verificato. Nel caso di Perth, l’imputato non ha chiesto la libertà su cauzione e il procedimento è stato rinviato al 17 febbraio. Il tribunale ha inoltre concesso un ordine di soppressione dell’identità dell’uomo per timori legati alla sua sicurezza.
La vicenda ha scatenato reazioni dure da parte di attivisti aborigeni, che accusano istituzioni e politica di applicare “doppi standard”. La senatrice del Victoria Lidia Thorpe ha sostenuto che quando la violenza è associata agli islamici la parola “terrorismo” appare subito, mentre quando sono prese di mira le First Nations la risposta sarebbe più lenta e prudente.
Il primo ministro Anthony Albanese ha definito l’episodio “scioccante” e ha chiesto una linea dura: “Dovrebbero buttare via la chiave”, ha detto, auspicando una condanna “con tutto il rigore della legge”.
L’organizzatore del rally, Fabian Yarran, ha affermato che l’evento aveva già ricevuto minacce serie prima dell’incidente e ha criticato la gestione delle comunicazioni con la polizia. Ha inoltre contestato la risposta operativa dopo che l’oggetto è stato individuato grazie a una segnalazione del pubblico.