BRASILIA - Lo scontro per la presidenza del Brasile si deciderà al ballottaggio il prossimo 25 ottobre.
Con il 99,95% delle schede scrutinate, i dati della Corte elettorale superiore (Tse) confermano che la sfida sarà tra il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore di destra Flávio Bolsonaro, risultati i due candidati più votati al primo turno, davanti a una decina di altri aspiranti privi di reali possibilità di vittoria.
Il quarantacinquenne Flávio Bolsonaro, primogenito dell’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, si è messo in testa alle preferenze fin dall’inizio dello spoglio, chiudendo con il 47,11% dei voti, mentre il leader progressista Lula, candidato al suo quarto mandato non consecutivo, si è fermato al 45,07%. Per Lula si tratta di un risultato inferiore rispetto al primo turno del 2022, quando ottenne il 48,4% delle preferenze, pari a 57,2 milioni di voti.
L’affluenza alle urne ha raggiunto il 78,92% degli oltre 158 milioni di elettori registrati, con un tasso di astensione del 21,08% (pari a 33.441.825 astenuti su 499.248 seggi elettorali). I dati mostrano una sostanziale stabilità rispetto all’ottobre 2022, quando l’affluenza si era attestata al 79,05% e l’astensione al 20,95%.
Si è registrato invece un lieve incremento per le schede bianche, salite all’1,84% (2.299.989 voti, con un aumento dello 0,25% rispetto al 2022) e per le schede nulle, giunte al 2,93% (3.671.970 voti, pari a uno 0,11% in più).
Accogliendo l’esito delle urne dalla capitale, Flávio Bolsonaro ha espresso la propria soddisfazione: “Il Brasile vuole il cambiamento. Questo è il messaggio principale. Sono molto soddisfatto dei risultati in tutte le regioni”.
Sul fronte opposto, Lula non ha nascosto la delusione per un risultato definito “inaspettato”, criticando duramente il rivale, ma mostrando determinazione in vista del secondo turno: “Ero convinto che avrei vinto le elezioni al primo turno. Sono bravo nei supplementari. La partita sta per iniziare. Siamo ai tempi supplementari. Lunedì parleremo e martedì la famiglia Bolsonaro se la vedrà brutta!“.
In attesa del ballottaggio, la famiglia dell’ex presidente Jair Bolsonaro (attualmente agli arresti domiciliari, mentre sconta una condanna a 27 anni per il tentato golpe del 2022) festeggia un’ampia affermazione parlamentare, con l’elezione di quattro esponenti vicini alla dinastia politica.
La moglie dell’ex capo di Stato, Michelle Bolsonaro, è risultata la senatrice più votata nel Distretto Federale di Brasilia (con un fratello nel ruolo di suo supplente), affermandosi tra le figure emergenti in vista delle presidenziali del 2030. Un seggio al Senato è andato anche al secondogenito Carlos Bolsonaro nello Stato di Santa Catarina, dove anche il fratello minore (quarto figlio dell’ex presidente) Jair Renan Bolsonaro è stato eletto deputato federale.
Un ulteriore seggio alla Camera federale è stato conquistato da Renato Bolsonaro, fratello di Jair, nello Stato di San Paolo, mentre il terzo figlio dell’ex presidente, Eduardo, non si è candidato dopo essersi trasferito negli Stati Uniti nel 2025.
L’eventuale vittoria di Flávio alla presidenza permetterebbe alla famiglia di guidare l’esecutivo controllando al contempo due seggi al Senato e due alla Camera, creando i presupposti per la promozione di un’amnistia per Jair Bolsonaro.
Sul fronte delle amministrative, che si sono tenute contestualmente, l’ex giudice Sérgio Moro è stato eletto al primo turno governatore dello Stato del Paraná con il 50,10% dei voti.
Si tratta dell’ex giudice federale di Curitiba, noto per aver guidato l’inchiesta anticorruzione Lava Jato, che si concluse nel 2016 con una condanna per corruzione e riciclaggio, escludendolo dalle elezioni del 2018, poi vinte da Jair Bolsonaro. Nel 2021 la Corte Suprema annullò le condanne contro Lula, dopo aver stabilito l’incompetenza del tribunale di Curitiba e la parzialità dello stesso Moro.
Sullo sfondo della tornata elettorale si inserisce un’inchiesta della Polizia Federale brasiliana su possibili interferenze esterne. Il direttore dell’agenzia, Andrei Rodrigues, ha confermato l’avvio delle procedure preliminari a seguito di una denuncia dell’Avvocatura Generale basata su un’inchiesta giornalistica del Guardian.
Secondo la ricostruzione, il Dipartimento di Stato Usa avrebbe destinato un milione di dollari dal Fondo per i Diritti Umani e la Democrazia a un programma intitolato “Lotta alla censura in Brasile”, indirizzando risorse a organizzazioni locali per destabilizzare l’integrità della magistratura e condizionare il dibattito politico. Nell’ambito delle indagini, la polizia ha già eseguito perquisizioni e sequestri a San Paolo e nel Distretto Federale.
L’inchiesta ha innescato contraccolpi sul piano diplomatico. Washington ha sospeso i servizi consolari a Brasilia e l’Australia ha chiuso la propria ambasciata citando motivi di sicurezza, dopo i controlli della polizia presso le sedi statunitensi, sebbene gli accertamenti non abbiano rilevato prove concrete di minacce. Edinho Silva, presidente del Partito dei Lavoratori (Pt), ha contestato la chiusura dei consolati statunitensi affermando che “non ha alcun senso. È uno dei modi in cui Trump cerca di influenzare l’opinione pubblica brasiliana”.
La fase finale della campagna si è giocata sul consenso degli elettori indecisi, tra accesi confronti religiosi e controversie mediatiche. Tra le polemiche più recenti, quelle legate alle voci di un presunto declassamento della patrona del Brasile, Nostra Signora di Aparecida, in caso di vittoria della destra: Flávio Bolsonaro ha smentito categoricamente l’ipotesi, mentre Lula si è mostrato in pubblico con la statua della santa, definendo “inabile” qualsiasi interferenza sulla figura religiosa.
Nel quadro di un elettorato segnato dall’insofferenza per l’alto costo della vita, la criminalità e il fenomeno delle scommesse online (di recente oggetto di strette governative e divieti per contrastare l’indebitamento), Lula ha difeso i risultati del suo mandato sul fronte dell’inflazione, dell’occupazione e della tutela dell’Amazzonia, rivendicando la propria sovranità di fronte alle ingerenze esterne.
Flávio Bolsonaro, senatore dal 2019, ha mantenuto un forte seguito nonostante le indagini per corruzione sul finanziamento del film biografico sul padre Dark Horse, vicenda per la quale ha ammesso di aver sollecitato il sostegno finanziario del banchiere detenuto Daniel Vorcaro.