BRUXELLES - Il Consiglio Europeo di marzo si apre a Bruxelles in un clima di estrema urgenza. Quello che doveva essere il vertice dedicato alla crescita e alla competitività è stato prepotentemente travolto dall’escalation in Medio Oriente, trasformando l’Europa Building nel quartier generale di una difficile mediazione diplomatica e industriale. 

La mattinata della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è iniziata con una fitta serie di incontri tecnici. Presso la Delegazione italiana si sono tenute due riunioni chiave. La prima è stata con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier belga Bart de Wever sui temi della competitività; la seconda, dedicata alle soluzioni innovative per la gestione dei flussi migratori.  

Quest’ultimo tavolo, promosso insieme a Danimarca e Paesi Bassi, ha visto la partecipazione di ben 16 Stati membri e della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, a dimostrazione di quanto la crisi nel Golfo stia alimentando nuovi timori di instabilità demografica ai confini dell’Unione. 

Mentre l’Italia tesse trame tecniche, il premier spagnolo Pedro Sánchez arriva a Bruxelles con l’obiettivo di scuotere le coscienze dei leader. Sánchez chiederà una posizione “inequivocabile” contro una guerra che definisce illegale e insensata, invocando l’articolo 2 del Trattato Onu. 

Il premier spagnolo porterà sul tavolo tre ragioni per lo stop immediato, a partire dall’alto costo in termini di vite umane e dal dramma degli sfollati, con oltre 8.000 cittadini spagnoli già evacuati dall’Iran. A questo si aggiunge la violazione del diritto internazionale, che secondo Sánchez mina la credibilità stessa dell’Unione Europea, e infine il pesante impatto economico derivante dal rincaro dell’energia, che sta colpendo le catene di consumo su scala globale. 

Sull’altro fronte, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky interverrà in videocollegamento per chiedere lo sblocco del prestito da 90 miliardi di euro concordato a dicembre 2025, ancora fermo a causa del veto ungherese di Viktor Orbán. 

Il vero cuore del dibattito economico resta il costo dell’energia. L’Italia, insieme ad altri nove Stati, preme per un blocco delle regole attuali del sistema ETS 1 (il mercato delle quote di emissione) fino al 2034, sostenendo che l’attuale shock dei prezzi renda insostenibile la tabella di marcia della decarbonizzazione. 

A rendere l’atmosfera ancora più tesa è l’allarme lanciato dai Paesi del Med5 (Italia, Malta, Spagna, Cipro e Grecia) sulla petroliera russa Arctic Metagaz. La nave, danneggiata da droni e alla deriva tra l’Italia e Malta, trasporta circa 900 tonnellate di carburante. I leader mediterranei hanno chiesto un intervento europeo immediato per disinnescare quella che è a tutti gli effetti una “bomba ambientale” pronta a esplodere nel cuore dell’ecosistema marino europeo. 

Nonostante il pranzo con il Segretario Generale Onu Antonio Guterres sia focalizzato sul multilateralismo, appare evidente un paradosso: mentre Sánchez sottolinea la centralità dello Stretto di Hormuz come epicentro della crisi, le bozze delle conclusioni del Consiglio (circa 70 paragrafi) non ne farebbero ancora menzione esplicita.  

Il pomeriggio sarà dunque decisivo per capire se l’Europa riuscirà a passare dalle riflessioni teoriche del ritiro di Alden Biesen a proposte concrete su difesa, sicurezza e protezione delle rotte commerciali.