BRUXELLES - A Bruxelles si apre un nuovo capitolo nella sfida europea per proteggere i minori nello spazio digitale. 

La Commissione europea ha notificato a TikTok le conclusioni preliminari di un’indagine avviata due anni fa, che punta il dito contro il design dell’app perché ritenuto in grado di creare dipendenza. 

Secondo Palazzo Berlaymont, funzioni come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei video e le notifiche push violano il Digital Services Act. Questi meccanismi, sostiene la Commissione, favoriscono infatti un uso compulsivo della piattaforma e inducono gli utenti, in particolare giovani e persone vulnerabili, a restare connessi in una sorta di “pilota automatico” cognitivo. 

Se le contestazioni venissero confermate, TikTok, di proprietà del gruppo cinese ByteDance, rischierebbe sanzioni molto pesanti, fino al 6 per cento del fatturato annuo globale. “La dipendenza dai social può avere effetti dannosi sullo sviluppo mentale di bambini e adolescenti”, ha avvertito la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen. 

Dura la replica della piattaforma, che accusa Bruxelles di descrivere TikTok “in modo completamente falso e privo di fondamento”. L’azienda ha fatto sapere che adotterà “tutte le misure necessarie” per contestare le conclusioni dell’indagine. 

Secondo la Commissione, TikTok avrebbe ignorato indicatori chiave dell’uso compulsivo, come il tempo trascorso sull’app durante la notte, e i sistemi di protezione esistenti sarebbero inefficaci. Il parental control viene giudicato troppo complesso, mentre i timer che dovrebbero limitare l’uso possono essere disattivati con un semplice clic. 

La richiesta dell’Ue è chiara: intervenire sul design di base del servizio. Tra le misure suggerite ci sono pause obbligatorie dallo schermo e la disattivazione delle funzioni che incentivano la permanenza continua sulla piattaforma.  

I dati citati dalla Commissione mostrano che TikTok è di gran lunga l’app più utilizzata dopo mezzanotte dai ragazzi tra i 13 e i 18 anni, e che il 7 per cento dei giovani tra i 12 e i 15 anni trascorre dalle quattro alle cinque ore al giorno sulla app. 

Il caso TikTok non è isolato. Un’indagine simile è in corso anche nei confronti di Meta, per verificare se gli algoritmi di Instagram e Facebook alimentino il cosiddetto effetto “tana del coniglio”, spingendo gli utenti in una spirale di contenuti sempre più invasivi o estremi. 

L’iniziativa della Commissione risponde a una pressione crescente da parte degli Stati membri, che si stanno muovendo in ordine sparso per rafforzare la tutela dei minori online. Tra gli ultimi, la Spagna, che ha annunciato un giro di vite sui social per gli under 16. 

“Bene l’Europa che difende i nostri diritti, anche digitali”, ha commentato il capodelegazione del Pd al Parlamento europeo Nicola Zingaretti. Intanto Bruxelles lavora anche al Digital Fairness Act, la legge sull’equità digitale attesa entro l’anno per vietare definitivamente i cosiddetti dark patterns, cioè caratteristiche dell’interfaccia che manipulano l’utento e lo spingono a realizzare certe azioni, come acquisti o sottoscrizioni.

Un percorso che si scontra però con il forte lobbying delle Big Tech. Secondo il rapporto Addicted to the algorithm (“Dipendenti dall’algoritmo”) del Corporate Europe Observatory, Meta, Google e TikTok spendono complessivamente circa 151 milioni di euro l’anno per tentare di indebolire le norme europee sul digitale.