BRUXELLES - Il Consiglio Affari Esteri di Bruxelles ha segnato una battuta d’arresto per la strategia di difesa marittima europea. I ministri dei 27 Stati membri hanno respinto la proposta dell’Alto Rappresentante Kaja Kallas di estendere il mandato della missione Aspides fino allo Stretto di Hormuz, il nodo strategico attualmente paralizzato dal conflitto tra l’Iran e l’asse israelo-statunitense. 

Kaja Kallas aveva suggerito l’estensione come la via più rapida per garantire la sicurezza della navigazione e ripristinare il flusso di “fertilizzanti, cibo ed energia”, paventando il rischio di una carestia per il prossimo anno.  

Tuttavia, la risposta dei ministri è stata gelida: sebbene vi sia la volontà di rafforzare l’operazione in termini di mezzi, non è emerso alcun interesse a modificarne la natura giuridica. Come spiegato da Kallas, prevale una forte cautela militare poiché nessuno vuole intervenire attivamente in questa guerra, confermando il timore europeo di un coinvolgimento diretto nel conflitto iraniano.  

Anche la posizione dell’Italia, espressa dal ministro Antonio Tajani, si è rivelata favorevole a un potenziamento di Aspides ma fermamente contraria a un allargamento geografico della missione, una linea condivisa dalla maggioranza degli omologhi europei. 

Nonostante il “no” collettivo di Bruxelles, la Francia sembra intenzionata a muoversi su base bilaterale. Il presidente Emmanuel Macron ha già annunciato che Parigi e i suoi alleati stanno preparando una missione “difensiva” specifica per Hormuz, promettendo l’invio di due fregate aggiuntive a lungo termine. Attualmente, Aspides conta solo tre unità (una francese, una greca e una italiana), un numero giudicato insufficiente per coprire anche il Golfo Persico. 

La decisione europea ha innescato una reazione immediata e durissima da parte della Casa Bianca. Donald Trump ha accusato gli alleati di non fare la loro parte proprio nel momento in cui la sicurezza globale è a rischio: “Quando abbiamo bisogno di loro, dovrebbero scattare e mettere a disposizione tutto quello che hanno. Ho sempre saputo che il punto debole della Nato è che non ci avrebbero aiutato, nonostante noi li abbiamo sempre difesi”. 

Per Washington, il rifiuto europeo di contribuire alla sicurezza di uno stretto da cui transita un quinto del greggio globale è la prova di una mancanza di impegno verso l’alleanza atlantica.