BRUXELLES - La Commissione Europea ha presentato il 4 marzo l’Industrial Accelerator Act, un pacchetto legislativo che introduce, per la prima volta, un criterio di “preferenza europea” negli approvvigionamenti industriali. La nuova clausola punta a blindare settori strategici come le industrie energivore (acciaio, alluminio, cemento), le tecnologie pulite (eolico, solare, nucleare, batterie) e l’automotive. 

Il testo è frutto di un lungo braccio di ferro interno che ne ha fatto slittare la presentazione di oltre tre mesi. Da un lato, la Francia, sostenuta dal vicepresidente Stéphane Sejourné, ha spinto per una linea protezionista e restrittiva; dall’altro, la Germania e il commissario Valdis Dombrovskis hanno difeso il principio del libero commercio. La sintesi politica si è giocata sulla differenza tra un mercato chiuso (Made in Europe) e uno aperto ai partner più stretti (Made with Europe). 

Il punto di equilibrio finale estende la validità della clausola “Made in Europe” non solo ai 27 Stati membri, ma anche ai Paesi terzi con cui l’Ue ha accordi di libero scambio, unioni doganali o patti sugli appalti in sede World Trade Organization (WTO). 

Per quanto riguarda gli appalti pubblici, la normativa riconoscerà circa 40 Paesi partner come equivalenti all’Unione Europea, mentre la platea dei beneficiari si allargherà fino a comprendere circa 80 nazioni nel caso degli incentivi e delle altre forme di sostegno pubblico. 

L’apertura ai mercati esteri non è però un assegno in bianco. L’Unione si riserva il diritto di escludere in qualsiasi momento determinati Paesi attraverso atti delegati. I criteri per l’esclusione includono la mancanza di reciprocità, qualora un Paese adotti misure protezionistiche contro le imprese dell’Unione spingendo Bruxelles a limitarne l’accesso al mercato europeo. La sicurezza degli approvvigionamenti, con interventi mirati a evitare dipendenze strategiche pericolose, e i rischi ambientali, legati al rispetto degli standard ecologici previsti dagli accordi internazionali. 

Un dettaglio di rilievo riguarda il settore automobilistico. Per quanto riguarda le flotte aziendali, l’Ue ha scelto la linea del rigore: resterà valida la proposta dello scorso 16 dicembre, che limita i benefici esclusivamente alle auto prodotte fisicamente all’interno dei confini dell’Unione Europea.