SYDNEY – Sono entrate nel terzo giorno le ricerche di Michael Angok, detenuto per immigrazione evaso da un ospedale di Sydney mentre era in attesa di essere espulso dal Paese.
Le autorità hanno lanciato un appello pubblico chiedendo informazioni utili per localizzarlo, invitando chiunque lo avvisti a non avvicinarsi e a mettersi immediatamente in contatto con i servizi di emergenza.
Angok, 30 anni, si trovava sotto custodia presso il Villawood Immigration Detention Centre ed era stato trasferito al Bankstown-Lidcombe Hospital per cure mediche. È riuscito a fuggire mercoledì mattina. Le ricerche iniziali della polizia hanno portato al ritrovamento di alcuni effetti personali abbandonati a breve distanza dalla struttura, ma da allora non sono emersi elementi decisivi.
La polizia ha confermato che l’uomo è noto alle forze dell’ordine e ha precedenti penali, senza fornire ulteriori dettagli operativi. È descritto come alto tra i 175 e i 180 centimetri, corporatura esile, capelli neri corti. Al momento della fuga indossava una felpa nera, pantaloni grigi e scarpe bianche. Potrebbe muoversi utilizzando i trasporti pubblici, in particolare nell’area di Blacktown, dove aveva vissuto.
Angok è stato condannato per una violenza sessuale commessa nel 2014 ai danni di una 14enne. Ha già scontato la pena relativa a quel reato e si trovava in detenzione amministrativa in attesa della definizione della sua posizione migratoria.
Il caso si inserisce in un contesto più ampio che riguarda la gestione dei detenuti per immigrazione in Australia. Dal 2023, la questione è diventata centrale dopo una decisione dell’Alta Corte che ha dichiarato illegittima la detenzione indefinita. La sentenza ha portato al rilascio di oltre 200 persone, alcune con precedenti gravi, altre con reati meno rilevanti, tutte però già a fine pena.
In risposta, il governo federale aveva introdotto misure come braccialetti elettronici e coprifuoco, oltre a strumenti per facilitare le espulsioni. Parte di queste misure è stata successivamente contestata sul piano legale, riaprendo il dibattito sull’equilibrio tra sicurezza pubblica e diritti individuali.
L’evasione di Angok riporta l’attenzione su questo equilibrio. Da un lato la necessità di controllo su persone considerate a rischio, dall’altro i limiti imposti dal quadro giuridico.
Le ricerche continuano senza sosta, mentre cresce la pressione sulle autorità per chiarire le circostanze della fuga e rafforzare i protocolli di sicurezza nelle strutture coinvolte.