CARACAS – Nella capitale venezuelana aleggia una calma innaturale, come se tutti fossero in attesa di un segnale per sapere come comportarsi. Sono timidi gli oppositori del chavismo, ma sono attendisti anche i sostenitori del regime.
“Il governo ha fatto un appello alla popolazione, affinché tutti vadano a lavorare e continuino con la vita normale”, dice il giornalista Marcos David Valverde, reporter del portale di giornalismo investigativo Armando.info e delegato del Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa (Sntp).
I negozi sono aperti, ma molti con la serranda abbassata. Eppure non si sono verificati scontri di piazza. “Temevamo che si sarebbe scatenata la repressione – commenta Valverde – ma da entrambe le parti prevale la prudenza”.
Niente manifestazioni di massa, solo presidi di protesta, non particolarmente agguerriti. “La maggior parte delle foto che circolano in questi giorni – avverte il giornalista – si riferiscono a marce precedenti, oppure a iniziative di venezuelani all’estero. È comprensibile: attualmente il chavismo continua al potere in Venezuela”. E ha il controllo delle Forze Armate.
Le frontiere sono tutte aperte. Molto voli risultano annullati, ma lo spazio aereo non è stato chiuso e si può entrare e uscire dal Paese.
Solo dopo l’insediamento del nuovo Parlamento, attorno alle 15 ora locale (evento già previsto per oggi, 5 gennaio, dall’agenda istituzionale), i militanti chavisti si sono riuniti davanti alla sede dell’Assemblea Nazionale per sostenere Delcy Rodríguez come “presidente incaricata” dal potere legislativo e per chiedere la liberazione di Nicolás Maduro.

Il giuramento di Delcy Rodríguez davanti al fratello Jorge, presidente dell’Assemblea Nazionale.
Molta cautela anche da parte del governo e dei personaggi di spicco del regime. La stessa Delcy Rodríguez, dopo un primo discorso molto agguerrito di domenica, oggi sembra tendere una mano agli Stati Uniti. “Anche le parole di Jorge Rodríguez, fratello di Delcy e presidente dell’Assemblea Nazionale, stupiscono per i toni relativamente concilianti”, aggiunge Valverde.
Come afferma il giornalista, “la fazione di Delcy è quella che guarda con più favore agli imprenditori e al settore privato”.
Tanto che si fa strada l’ipotesi che Nicolás Maduro sia stato in qualche modo “consegnato” da una parte del chavismo, perché ormai considerato troppo ingombrante, un ostacolo alla ripresa economica per un Paese messo in ginocchio dalle sanzioni e dall’iperinflazione.
Che succederà ora? Chi guiderà il Venezuela? “La scelta – ipotizza Valverde – cadrà su una personalità di potere, perché Trump non ama né la debolezza, né la diplomazia. Tanto che Corina Machado, che pure gli aveva dedicato il Nobel per la Pace , è già stata scaricata dal presidente in quanto, a suo dire, non conta su un appoggio sufficiente”.
Difficile sarà anche fargli accettare una figura istituzionale come Edmundo González Urrutia, vincitore delle ultime elezioni e diplomatico di carriera, in quanto troppo indipendente e mediatore. Nel 2002, quando era ambasciatore in Argentina, protestò per il golpe contro Hugo Chávez. E fu sempre lui a trattare l’ingresso del Venezuela nel Mercosur, nel 2012 (poi sospeso nel 2016).
Alla fine, è possibile che la transizione venga trattata con le personalità forti attualmente al potere.
“Per uscire dal campo delle ipotesi e restare sui fatti – osserva Valverde – non dimentichiamo che in Venezuela il regime chavista non è stato rovesciato, prova ne è che al momento nessun prigioniero politico è stato liberato”. Tra loro, il cooperante italiano Alberto Trentini e il gendarme argentino Nahuel Gallo, entrambi accusati di spionaggio.

L’articolo 5 del decreto d’emergenza emesso di 3 gennaio.
“Inoltre la censura e le restrizioni all’informazione continuano”, aggiunge il giornalista. Nel decreto d’emergenza 5.200, emesso il 3 gennaio, all’indomani dell’attacco, si dichiara che “gli organi di polizia nazionali, statali e municipali dovranno avviare immediatamente la ricerca e la cattura, su tutto il territorio nazionale, di qualsiasi persona coinvolta nella promozione o nel sostegno dell’attacco armato degli Stati Uniti d’America contro il territorio della Repubblica”. Anche un post su X può essrre considerato apologia dell’interevento militare statunitense.
La partita, in Venezuela, è appena iniziata.