PADOVA - La Procura padovana annuncia “accertamenti” sulla Camera arbitrale islamica, mentre l’Ucoii prende le distanze dall’iniziativa e gli stessi promotori cercano di gettare acqua sul fuoco specificando di non essere “un tribunale”.
Ma la polemica politica sull’istituto creato per “risolvere controversie civili e commerciali in conformità con i principi della Shari’a” non si placa. Il procuratore Angelantonio Racanelli ha diffuso una nota per annunciare l’apertura di un procedimento a modello 45, quindi un fascicolo d’indagine senza indagati né ipotesi di reato, sulla Camera arbitrale islamica italiana, facendo seguito all’esposto presentato nei giorni scorsi dall’avvocato di Futuro nazionale, Francesco Minutillo. Poco dopo il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha espresso “piena fiducia nella magistratura padovana che svolgerà le indagini dovute”. Soddisfatto anche il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, che ha annunciato la settimana prossima la sua presenza nel capoluogo veneto e iniziative “per fermare questa follia”.
Nel frattempo l’Unione delle comunità islamiche d’Italia si era già espressa contro la “sedicente” Camera arbitrale, “promossa da soggetti sconosciuti alle comunità islamiche italiane e privi di qualsiasi mandato da parte loro”. Iniziative di questo tipo “non possono essere accettate dai musulmani italiani”, ha ammonito l’Ucoii, perché “in Italia la giustizia è amministrata dai tribunali della Repubblica”. La sede della Camera arbitrale coincide con quella del suo presidente, l’avvocato Omar Vanin, che è intervenuto per assicurare che la sua creatura non è un tribunale, “non esercita una forma di ‘giustizia alternativa’” e agisce “sempre e comunque nel rispetto della legge italiana”. Fuori dalla nota, Vanin sottolinea che “di arbitrato ci si può occupare solo in ambito commerciale e patrimoniale”. Niente diritto di famiglia, d’altronde il codice di procedura civile stabilisce espressamente che gli arbitri non possono decidere su controversie che abbiano per oggetto diritti indisponibili. Tra questi figurano anche quelli attinenti lo stato di famiglia. E comunque, rileva Vanin, “non solo non potremmo, non è neanche nel progetto”. Insomma, nelle intenzioni e dichiarazioni del suo rappresentante, la Camera si occupa di temi come l’applicabilità degli interessi nei ritardi di pagamento e contratti con elevato elemento di aleatorietà, oppure di preliminari di vendita. Va detto però che per ora la Camera arbitrale non ha ancora dovuto prendere decisioni: “Non abbiamo procedimenti pendenti e non abbiamo emesso lodi, ma abbiamo contezza di accordi commerciali in cui la clausola che innesca l’arbitrato è stata inserita”.
In attesa che la Camera arbitrale emetta il suo primo lodo, l’eurodeputata leghista Anna Maria Cisint annuncia che presenterà una richiesta di radiazione dall’Albo degli avvocati e dal registro degli arbitri nei confronti di Vanin, che negli ultimi anni è stato anche docente a contratto dell’Università di Padova. Un fatto “gravissimo” per l’esponente del Carroccio. Anche Fratelli d’Italia si accoda alla Lega, con la senatrice Susanna Donatella Campione che proporrà in Commissione giustizia “l’avvio di un’indagine conoscitiva per fare piena luce”. Perplessità emergono anche tra le opposizioni. Il senatore Ivan Scalfarotto di Iv ha presentato un’interrogazione ai ministri della Giustizia e dell’Interno, mentre la capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella, avverte: “Non va sottovalutata la possibilità di produrre vincoli restrittivi nella risoluzione dei conflitti, soprattutto nei riguardi delle donne”. Invita alla prudenza il Comune padovano: “Si parla di una camera arbitrale, un istituto di diritto privato, per cui assolutamente libera purché segua il codice di procedura civile. Noi non sappiamo cosa succede lì dentro, ma non possiamo fare un processo alle intenzioni”, avverte l’assessore alla sicurezza Diego Bonavina.