LONDRA - Con un’approvazione definitiva che segna la fine di un’era, il Parlamento britannico ha sancito l’espulsione dei pari ereditari dalla Camera dei Lord. Il provvedimento, che entrerà in vigore entro la fine dell’attuale sessione parlamentare, elimina l’ultimo retaggio di un sistema che permetteva a duchi, conti e visconti di legiferare per diritto di nascita. 

Fino a oggi, il Regno Unito condivideva con il Lesotho un primato singolare: erano gli unici due Stati al mondo a mantenere una componente ereditaria nel proprio organo legislativo. 

Con questa riforma verranno aboliti i 92 seggi dei pari ereditari, che perderanno così il proprio scranno e il diritto di voto. Gli unici modi per sedere nella Camera Alta rimarranno la nomina a vita per meriti eccezionali o il ruolo religioso per gli alti esponenti della Chiesa d’Inghilterra, mentre i nobili decaduti potranno rientrare nell’assemblea solo se nominati ufficialmente dal Governo per i loro talenti o per specifici contributi alla società. 

Il Governo ha descritto la misura come “una delle più grandi riforme parlamentari di una generazione”. L’atto completa di fatto il percorso iniziato nel 1999 da Tony Blair, che rimosse circa 600 nobili mantenendone 92 come compromesso temporaneo. 

“Nessuno dovrebbe legiferare in virtù di un titolo ereditato”, ha dichiarato la Baronessa Smith, leader della Camera dei Lord, preannunciando che seguiranno ulteriori interventi sull’età pensionabile e i requisiti di partecipazione dei membri. 

Il ministro Nick Thomas-Symonds ha definito il vecchio sistema “arcaico e antidemocratico”, sottolineando che il Parlamento deve essere un luogo dove contano merito e talento, non titoli concessi secoli fa. 

Tuttavia, il clima non è stato di totale rottura: il Lord Speaker, Lord Forsyth of Drumlean, ha reso omaggio ai nobili uscenti, ringraziandoli per il contributo fondamentale dato alla “memoria istituzionale” del Paese e per la qualità dei dibattiti parlamentari svolti negli anni. 

Nonostante la riforma, la Camera dei Lord, che conta circa 800 membri, mantiene il suo ruolo vitale di contrappeso esaminando e proponendo modifiche alle leggi approvate dalla Camera dei Comuni. Pur non potendo bloccare definitivamente i provvedimenti, l’assemblea svolge una funzione di revisione che permette di ritardarne l’adozione per costringere il Governo a una riflessione più approfondita.