BUENOS AIRES – Il campionato argentino resterà fermo il primo fine settimana di marzo. L’Associazione football artentino (Afa) ha deciso di fermare la nona giornata del Torneo Apertura e tutte le partite come gesto politico, di fronte alle iniziative giudiziarie contro Claudio “Chiqui” Tapia e il tesoriere Pablo Toviggino, indagati in una causa per presunta evasione fiscale.

La risoluzione è stata adottata dal comitato esecutivo con appoggio quasi totale delle istituzioni affiliate — con l’eccezione di Estudiantes di La Plata — e non è dovuta a rivendicazioni salariali né a conflitti sindacali. Si tratta di una forma di pressione politica nella diatriba tra la cupola dell’organizzazione e il governo nazionale.

L’Arca, organismo fiscale che ha sostituito l’Afip, sostiene che l’Afa avrebbe trattenuto tributi come Iva, imposte sul reddito e contributi previdenziali senza depositarli, configurando una presunta appropriazione indebita per circa 19.300 milioni di pesos. Dalla sede di via Viamonte respingono l’accusa, assicurano che non esiste debito esigibile e denunciano un’offensiva politica, vincolata al dibattito sulle società anonime sportive, nelle quali il governo vorrebbe trasforarmare i club di calcio. 

La sospensione della giornata coincide con le date fissate per le dichiarazioni giudiziarie, il che rafforza la dimensione politica del conflitto. Secondo l’Afa la decisione mostra la propria coesione interna e cerca di inviare un messaggio con forza istituzionale di fronte a quello che considerano un tentativo di condizionamento esterno.

La tensione tra l’Afa e la Casa Rosada non è di oggi. Risale infatti al Dnu 70/2023, che ha aperto la porta alla trasformazione dei club in società commerciali, se così dovessero decidere i loro soci. L’Afa ha respinto quella possibilità ed è riuscita a frenare l’applicazione della norma mediante una cautelare giudiziaria. Successivamente, l’eliminazione del Decreto 1212 — che concedeva benefici fiscali storici — ha approfondito il malessere incrementando gli oneri sociali che affrontano i club.

Dopo l’annuncio, numerosi presidenti hanno diffuso comunicati sotto la parola d’ordine dell’unità istituzionale. Tuttavia, sulle reti sociali si sono moltiplicate le contestazioni di soci e tifosi, che protestano contro una sospensione degli incontri, in difesa di dirigenti indagati. La discussione ha messo in evidenza una frattura tra la posizione dei vertici e parte della base societaria.

In questo scenario si differenzia la figura di Juan Sebastián Verón. Il presidente di Estudiantes promuove per la gestione uno schema misto che permetta di incorporare investimento privato e in questo senso mantiene uno scontro aperto con Tapia. La sua posizione lo ha trasformato nel dirigente più vicino alla visione del governo sulla modernizzazione del sistema e nel principale contrappunto interno all’Afa.

Con la Fifa che osserva da vicino qualsiasi possibile ingerenza statale — che potrebbe derivare in sanzioni internazionali — la disputa si sviluppa sul terreno giudiziario e fiscale. Al di là della causa per i fondi reclamati, quello che si dibatte è il modello di amministrazione dello sport più popolare del Paese e l’equilibrio di potere all’interno della sua struttura.