CANBERRA - Il governo ha iniziato a valutare i primi nomi per la successione a Kevin Rudd, che lascerà l’incarico con un anno di anticipo alla fine di marzo.
L’annuncio delle dimissioni è stato dato dal primo ministro Anthony Albanese, che ha confermato l’uscita anticipata dell’ex leader laburista dall’ambasciata di Washington. Rudd era stato nominato nel 2023 e, fin dall’inizio, il suo incarico era stato considerato delicato, soprattutto per via delle sue precedenti e aspre critiche nei confronti di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca nel 2024.
Nonostante queste premesse, la valutazione complessiva del suo mandato è positiva. Secondo il direttore della ricerca dello United States Studies Centre, Jared Mondschein, è difficile negare che il bilancio sia stato solido, anche alla luce dei risultati concreti ottenuti, come il mantenimento di dazi relativamente bassi sulle esportazioni australiane verso gli Stati Uniti.
Guardando al futuro, Mondschein sottolinea che il nuovo ambasciatore dovrà dimostrare la stessa capacità di lavoro e la stessa ampiezza di relazioni costruite negli ultimi anni. Il ruolo richiede infatti di muoversi con disinvoltura tra temi diversi e interlocutori molteplici: Congresso, amministrazione, apparati federali, democratici e repubblicani. Un incarico che, avverte l’analista, “non è affatto semplice”.
Tra i nomi che circolano come possibili successori figurano quelli di due ex ministri laburisti, Joel Fitzgibbon, già responsabile della Difesa, e Stephen Conroy. Fonti governative sottolineano, in particolare, l’esperienza di Fitzgibbon e la sua capacità di muoversi con naturalezza nei contesti informali, una qualità considerata utile in un rapporto personale con un presidente noto per il suo stile diretto.
Secondo Mondschein, tuttavia, l’alleanza tra Australia e Stati Uniti va oltre le singole figure politiche. Le tensioni crescenti nell’Indo-Pacifico rendono il rapporto bilaterale strutturale e profondo, indipendente dai cambiamenti alla Casa Bianca o nelle ambasciate.
Anthony Albanese ha respinto l’idea che i rapporti tra Rudd e l’amministrazione Trump fossero deteriorati, mentre fonti diplomatiche hanno elogiato l’intensa attività dell’ambasciatore uscente, ricordando come, prima del suo arrivo, fosse più difficile per Canberra ottenere incontri ad alto livello a Washington.
Dopo l’addio all’ambasciata, Kevin Rudd assumerà la guida globale di un autorevole centro di analisi internazionale, l’Asia Society, occupandosi anche delle relazioni e degli studi sulla Cina. Nel frattempo, Canberra si prepara a una scelta che avrà un peso strategico nei prossimi anni.