CANBERRA – Sono stati introdotti in modo discreto nuovi dazi su alcune importazioni di acciaio dalla Cina, una mossa che rischia di riaccendere tensioni commerciali con Pechino dopo anni di rapporti difficili.

Il Dipartimento dell’Industria ha confermato che le strutture metalliche per soffitti importate dalla Cina saranno soggette a una tariffa del 10 per cento.

La decisione segue un’indagine dell’Anti-Dumping Commission, che ha concluso come i produttori locali fossero penalizzati da pratiche commerciali sleali. Secondo l’organismo, i prodotti cinesi traevano beneficio di sussidi governativi e venivano venduti a prezzi tali da rendere non competitivi i fabbricanti australiani.

Il provvedimento si inserisce in un contesto più ampio. Il mese scorso il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha chiesto alla Productivity Commission di avviare un’indagine urgente sull’impatto delle importazioni di acciaio strutturale sul mercato nazionale. Durante le audizioni, numerosi fabbricanti australiani, in gran parte piccole e medie imprese, hanno denunciato una “invasione” di prodotti a basso costo che sta erodendo margini e quote di mercato.

Il ministro dell’Industria Tim Ayres ha difeso la scelta, sostenendo che l’Australia resta impegnata nel commercio aperto, ma non accetterà pratiche scorrette. “La prosperità australiana è legata a un sistema commerciale aperto e basato su regole, con un lavoro su quattro che dipende dal commercio”, ha detto. “Quando il commercio non è equo, il governo interverrà per tutelare agricoltori, manifatturieri e lavoratori”.

La misura si aggiunge a una serie di dazi temporanei, compresi tra il 35 e il 113 per cento, già in vigore da dicembre su altri prodotti in acciaio. Secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale del commercio, il dumping consiste nella vendita di beni all’estero a un prezzo inferiore a quello praticato nel mercato di origine, una forma di discriminazione dei prezzi.

Alla base dell’ondata di esportazioni cinesi c’è il rallentamento del settore edilizio interno. L’analisi della Commonwealth Bank of Australia mostra che la produzione di acciaio grezzo in Cina è diminuita del 4,4 per cento lo scorso anno, il calo annuale più marcato dall’inizio delle rilevazioni nel 1990. Con il mercato domestico in difficoltà e gli Stati Uniti che mantengono dazi elevati, l’Australia è diventata una destinazione più appetibile per l’export cinese.

Il tempismo della decisione è delicato. Negli ultimi due anni Canberra e Pechino avevano faticosamente ricostruito il dialogo dopo le dispute dell’era Morrison, segnate da sanzioni, accuse reciproche e gelo diplomatico.

L’introduzione dei nuovi dazi segnala che, nonostante il miglioramento dei rapporti, l’Australia è pronta a intervenire quando ritiene che il mercato interno venga danneggiato. Resta ora da vedere se la Cina risponderà o sceglierà di evitare una nuova escalation commerciale.