SYDNEY - La guerra in Medio Oriente sta causando forti disagi al turismo e al trasporto merci, con effetti immediati anche in Australia tra cancellazioni di viaggi, aumento dei costi e difficoltà nella catena di approvvigionamento.
Il conflitto ha spinto verso l’alto i prezzi del carburante, inclusi benzina, nafta e carburante per aerei, creando instabilità nei collegamenti internazionali e nelle attività economiche legate ai trasporti.
Nel settore turistico, le strutture ricettive hanno registrato un’ondata di cancellazioni nelle ultime due settimane, soprattutto da parte di viaggiatori internazionali che avevano pianificato itinerari con scalo o destinazione in Medio Oriente. Secondo il responsabile di Accommodation Australia, James Goodwin, il livello di disagi è stato “enorme”, con città come Sydney, Melbourne e Brisbane tra le più colpite. Anche località fortemente dipendenti dal turismo internazionale, come Kangaroo Island, Uluru e la Great Barrier Reef, stanno risentendo della situazione.
Nonostante ciò, i tassi di occupazione degli hotel sono rimasti relativamente stabili. A compensare le cancellazioni sono stati i viaggiatori rimasti bloccati e il personale delle compagnie aeree costretto a prolungare la permanenza in Australia. In alcuni casi, interi equipaggi hanno occupato strutture alberghiere per diversi giorni, contribuendo a sostenere il settore in una fase incerta.
Secondo il Tourism and Transport Forum, l’aumento dei costi dei voli e del carburante potrebbe spingere molti australiani a rinunciare ai viaggi all’estero, scegliendo mete più vicine. L’incertezza economica, più che il prezzo in sé, sta influenzando le decisioni dei consumatori, mentre gli operatori si preparano a offrire promozioni per incentivare il turismo domestico.
Parallelamente, il comparto dei trasporti merci affronta difficoltà crescenti. Il forte aumento dei prezzi del diesel sta mettendo sotto pressione l’intero sistema logistico, con ricadute lungo tutta la filiera. Le aziende stanno cercando di trasferire i maggiori costi sui clienti, mentre alcune imprese sono state costrette a ridurre l’attività, lasciando mezzi fermi a causa delle difficoltà di approvvigionamento.
Secondo l’Australian Logistics Council, la situazione rischia di avere effetti duraturi anche dopo la fine del conflitto. La nafta resta la principale fonte di energia per il trasporto nel paese, e l’attuale instabilità aggiunge nuove difficoltà a un sistema già sotto pressione.
Tra turismo e logistica, l’impatto della crisi si sta quindi estendendo ben oltre il Medio Oriente, con conseguenze che potrebbero farsi sentire ancora a lungo nell’economia australiana.