CARACAS - Il ministro della Difesa del Venezuela, Vladimir Padrino López, ha assicurato che è “praticamente impossibile” dividere la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (Fanb), nonostante quelle che ha definito “minacce” provenienti dagli Stati Uniti. Le dichiarazioni sono arrivate durante una visita a un’installazione militare, trasmessa dall’emittente statale VTV, in un momento di forte tensione tra Caracas e Washington.
Secondo Padrino López, gli Stati Uniti non avrebbero mai smesso di tentare di fratturare e indebolire le forze armate venezuelane, considerate dal governo come la “colonna portante della stabilità della patria”.
“Non si fermeranno nel tentativo di dividerci, di segmentarci, di tagliarci. Ma questo è praticamente impossibile”, ha affermato il ministro, sottolineando la solidità interna dell’istituzione militare.
Negli ultimi mesi, inoltre, si erano diffuse voci su un possibile sgretolamento del sostegno interno al presidente Nicolás Maduro, con particolare attenzione al ruolo delle forze armate, tradizionalmente considerate l’asse centrale del potere chavista.
Le pressioni internazionali, le sanzioni economiche e il peggioramento della crisi interna avrebbero potuto indebolire la lealtà dell’esercito verso il governo.
Il capo della Difesa ha anche accusato Washington di aver cercato di demoralizzare, intimidire e spaventare la Fanb. Tuttavia, ha sostenuto che tali strategie avrebbero prodotto l’effetto opposto, rafforzando la determinazione dei militari venezuelani. “Non abbiamo ceduto agli atti di provocazione dell’imperialismo”, ha dichiarato, ribadendo il rifiuto di Caracas di riconoscere come legittime le pressioni esterne.
Nel suo intervento ha insistito più volte sull’importanza di unità, disciplina e compattezza, elementi che, a suo avviso, non devono mai venire meno all’interno delle forze armate.
Le dichiarazioni del ministro arrivano mentre gli Stati Uniti mantengono, dallo scorso agosto, un dispiegamento aeronavale nel Mar dei Caraibi, in prossimità delle acque venezuelane. Washington sostiene che l’operazione abbia come obiettivo il contrasto al narcotraffico, ma il governo di Nicolás Maduro interpreta la presenza militare come una minaccia diretta e un pretesto per favorire un cambio di governo a Caracas.
Le relazioni tra i due Paesi si sono ulteriormente deteriorate dopo l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump riguardo a un blocco delle petroliere sanzionate che trasportano greggio da e verso il Venezuela.
A questo si è aggiunta la confisca di due navi che trasportavano petrolio venezuelano negli ultimi giorni, un’azione che Caracas considera parte della strategia di pressione economica di Washington.
Trump ha inoltre annunciato venerdì un attacco contro una “grande installazione” situata in un molo, nell’ambito della sua campagna contro il narcotraffico che, secondo il presidente, avrebbe origine in Venezuela. Tuttavia, non ha chiarito se l’operazione sia avvenuta effettivamente in territorio venezuelano, lasciando spazio a interrogativi.