CANBERRA - Il ministro federale dell’Energia Chris Bowen ha riconosciuto che l’Australia sta affrontando una situazione di crisi legata al mercato energetico globale, annunciando un adeguamento degli obblighi minimi di scorte di carburante nel paese.

L’annuncio è stato fatto durante una conferenza stampa particolarmente tesa, in cui Bowen ha cercato di rassicurare gli australiani sulla sicurezza delle forniture, pur ammettendo che il conflitto in Medio Oriente sta generando forti pressioni sulla catena di approvvigionamento. “C’è una guerra in corso. Direi che questo rientra nella definizione di crisi”, ha dichiarato il ministro rispondendo alle domande dei giornalisti.

Secondo Bowen, le consegne di carburante verso l’Australia continuano ad arrivare regolarmente e le scorte restano sotto controllo. Tuttavia, la situazione ha provocato problemi soprattutto nelle aree regionali. “Nonostante le forniture continuino ad arrivare e gli obblighi minimi di scorte siano rispettati, abbiamo assistito a impatti inaccettabili, in particolare nelle comunità regionali”, ha spiegato.

Negli ultimi giorni la domanda di carburante è raddoppiata in molte zone del paese, non perché il consumo reale sia aumentato, ma a causa della preoccupazione dei cittadini per la disponibilità futura. Per affrontare il problema, il governo ha deciso di modificare temporaneamente gli obblighi minimi di scorte per benzina e nafta.

La soglia minima per la nafta sarà ridotta da 2,7 miliardi di litri a 2,2 miliardi, mentre quella per la benzina scenderà da un miliardo di litri a 700 milioni. Secondo Bowen, questa misura consentirà alle compagnie petrolifere di gestire la logistica con maggiore flessibilità e di indirizzare più carburante verso le aree dove la domanda è più forte.

Il ministro ha precisato che il carburante non verrà rilasciato immediatamente. “La catena di approvvigionamento è complessa. Non è come premere un pulsante e far uscire il carburante”, ha detto.

Durante la conferenza stampa Bowen si è scontrato con alcuni giornalisti che lo accusavano di aver cambiato posizione rispetto al giorno precedente, quando aveva affermato che non c’era motivo di allarmarsi. “Due cose possono essere vere allo stesso tempo - ha replicato il ministro. -. Le forniture sono sicure e le navi continuano ad arrivare, ma questo non significa che alcune comunità regionali non stiano affrontando difficoltà”.

Le tensioni energetiche sono state aggravate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20 per cento del petrolio mondiale.

Per stabilizzare i mercati, l’Agenzia internazionale dell’energia ha annunciato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche globali.