CANBERRA - Arriva un ulteriore sconto sul carburante per gli automobilisti australiani, dopo che Stati e Territori hanno raggiunto un accordo con il governo federale per restituire ai consumatori parte del gettito fiscale extra generato dall’aumento dei prezzi.

La nuova riduzione di 5,7 centesimi al litro si aggiunge al taglio di 26,3 centesimi già annunciato da Canberra all’inizio della settimana, portando il risparmio complessivo a circa 32 centesimi al litro fino al 30 giugno.

L’intesa mette fine a uno scontro tra governi locali su come redistribuire circa 400 milioni di dollari di entrate aggiuntive derivanti dalla GST, l’imposta del 10% applicata anche sui carburanti. A differenza dell’accisa, che resta fissa, il gettito della GST cresce con l’aumento dei prezzi, saliti fino al 60% dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Il nodo principale riguardava il metodo di restituzione. Il Queensland spingeva per interventi mirati alle fasce più esposte, mentre altri Stati preferivano un taglio generalizzato. Alla fine, nel vertice del Council for the Australian Federation, è stata trovata una soluzione condivisa: rinunciare al surplus e trasferirlo al governo federale, che lo utilizzerà per ridurre ulteriormente l’accisa.

“Fin dall’inizio la nostra posizione era di non trattenere questi extra ricavi”, ha spiegato il ministro del Tesoro del Queensland David Janetzki.

Il primo ministro Anthony Albanese ha salutato l’accordo come un passo concreto per alleviare il peso del caro carburante. “Significa un risparmio complessivo di 32 centesimi al litro”, ha detto, sottolineando che la via scelta è la più semplice e rapida rispetto a una modifica diretta della GST.

Sulla stessa linea il premier del Western Australia Roger Cook, che ha evidenziato l’effetto a catena dei prezzi del carburante sull’intera economia: trasporti più costosi significano rincari diffusi.

Resta però il costo politico e finanziario dell’operazione. Gli stati rinunciano a centinaia di milioni in un momento in cui quasi tutti – con l’eccezione del Western Australia – registrano bilanci in deficit.

E non è detto che il cosiddetto “extra gettito” sia reale. Secondo gli economisti del gruppo di ricerche economiche Institute e61, l’aumento della spesa per il carburante potrebbe essere compensato da minori consumi in altri settori, azzerando di fatto il beneficio fiscale.

Il risultato è una misura immediata e visibile, ma con effetti economici ancora incerti nel medio periodo.