CANBERRA - Il primo ministro Anthony Albanese ha definito “incostituzionale” la proposta dell’opposizione di incarcerare fino a 10 anni chiunque aiuti le famiglie legate allo Stato Islamico a rientrare in Australia, mentre organizzazioni umanitarie avvertono che una simile norma creerebbe un precedente pericoloso.

La Coalizione intende presentare a marzo un disegno di legge che renderebbe reato fornire assistenza al rimpatrio delle cosiddette “spose dell’ISIS”. Si tratta di un gruppo di 34 donne e minori australiani bloccati in un campo profughi nel nord della Siria dopo la sconfitta del califfato nel 2019. Le donne avevano raggiunto il Medio Oriente insieme a uomini partiti per combattere con l’IS.

Il gruppo ha ottenuto passaporti australiani ma non è riuscito a raggiungere Damasco per imbarcarsi su un volo verso casa. Una delle donne è stata raggiunta da un ordine di esclusione temporanea che le vieta il rientro per due anni ai sensi delle leggi antiterrorismo.

Albanese ha criticato duramente la proposta dell’opposizione, definendola “una trovata per ottenere un titolo di giornale” e sostenendo che i promotori non siano stati in grado di spiegare come sarebbe compatibile con la Costituzione. Ha ribadito che il governo non sta organizzando alcun rimpatrio e che gli strumenti legali esistenti sono già stati applicati “nella misura consentita”.

Il leader dell’opposizione Angus Taylor ha replicato che l’obiettivo è impedire il ritorno di persone che potrebbero rappresentare un rischio per la sicurezza. “Dobbiamo chiudere la porta a chi porta odio e violenza sulle nostre coste”, ha dichiarato, sostenendo che sarebbe illegale aiutare chi ha viaggiato verso aree dichiarate teatro di terrorismo o ha commesso reati di terrorismo.

La proposta ha suscitato critiche anche tra i partiti minori e le organizzazioni non governative. Il senatore dei Verdi David Shoebridge ha affermato che criminalizzare ONG come Save the Children Australia per l’assistenza a cittadini australiani sarebbe “un punto molto basso” del dibattito politico. Il direttore esecutivo di Save the Children Australia, Mat Tinkler, ha parlato di idea “sconsiderata” e ha offerto di illustrare all’opposizione il lavoro svolto in Siria.

Albanese ha riconosciuto la difficoltà della situazione dei minori, ma ha sottolineato che la scelta di recarsi in Siria è stata compiuta dai genitori. Il confronto politico resta acceso, con la sicurezza nazionale e i limiti costituzionali al centro della discussione.