Essere definito normalizzatore non mi dà fastidio. Io sono normale e va bene così. Per me vivere la vita è un gioco da ragazzi e anche il Festival l’ho sentito nel mio modo, nel mio stile, con il colore della mia pelle”.
Al “mediano” Carlo Conti non sta stretta l’etichetta più gettonata in questi giorni per il Festival del campo largo, che ha silenziato monologhi e gossip, ha messo insieme rap e cantautorato, il messaggio di papa Francesco e il guizzo di Roberto Benigni, e ha riportato “tutta l’Italia”, come recita il suo fortunato jingle, nella comfort zone delle canzoni.
“Il mio Sanremo - sottolinea il direttore artistico - è baudiano, nel senso migliore del termine. Gira che ti rigira, è una meravigliosa messa cantata, un meraviglioso rito collettivo e ci ha insegnato Pippo Baudo a farlo”.
La musica al centro, dunque, ma “con qualche riflessione: c’è stato il messaggio di Edoardo Bove, del santo Padre, al quale mandiamo un abbraccio forte perché si rimetta presto, il ricordo di Fabrizio Frizzi, i ragazzi meravigliosi del Teatro Patologico; poi ognuno fa le sue riflessioni.
Ma se questo è normale ben venga il normale”, risponde sereno, tirando le somme di un’edizione che va in archivio con il record di ascolti. Superata di slancio, quindi, l’asticella pur altissima che gli aveva lasciato in eredità Amadeus: “Non l’ho vissuto come una sfida, ho ripreso un lavoro iniziato con l’azienda nel 2015, portato avanti per tre anni, proseguito alla grande da Claudio Baglioni e poi nei cinque straordinari Festival di Amadeus.
Sono tornato a riprendere un lavoro, per questo è stato facile. Nessuno fa il direttore artistico per se stesso, ma per l’azienda, per la Rai e per il pubblico, è come il Ct della Nazionale che cerca di vincere i mondiali: lo fa per la nazione, per l’Italia, per la squadra. Ho cercato di lavorare in questo senso - sottolinea Conti - come hanno fatto i miei amici prima di me, e i risultati mi pare mi facciano sorridere. Adesso il problema vero è per chi lo dovrà fare il prossimo anno: ah, già, sono io!”.
“Se sono rimasto sorpreso che vincesse Olly? Sono rimasto sorpreso di tutte le cinque posizioni. Ad esempio, era tanto tempo che nelle prime cinque posizioni non c’erano dei cantautori. Quindi un bel verdetto, un bel festival, una bella sorpresa per tutti”.
Sulla classifica finale del Festival che vede all’ultimo post Marcella Bella e al primo posto un giovanissimo: “Cambiano i tempi, le mode, le curiosità - dice Conti -. Fa parte dell’evoluzione del Festival”.