OTTAWA - Mark Carney ha invitato a non prendere alla lettera alcune delle più allarmanti minacce commerciali lanciate dal presidente statunitense Donald Trump, definendole parte di una strategia di posizionamento in vista di negoziati complessi.

Le dichiarazioni vengono fatte mentre Canada, Stati Uniti e Messico si preparano alla revisione dell’USMCA, l’accordo di libero scambio nordamericano, prevista per quest’anno.

Secondo Carney, i toni aggressivi di Trump vanno interpretati nel contesto di una trattativa che si preannuncia serrata. “Il presidente è un negoziatore determinato e molte di queste affermazioni rientrano in una dinamica più ampia”, ha detto, anticipando una verifica “robusta” dell’accordo che regola gli scambi tra i tre Paesi.

Nel fine settimana Trump ha minacciato l’introduzione di dazi del 100 per cento sulle importazioni dal Canada qualora Ottawa decidesse di procedere con un accordo commerciale con Pechino. Il primo ministro canadese ha però chiarito che il suo governo non intende negoziare un’intesa complessiva con la Cina. In questa linea si inseriscono anche le parole del ministro responsabile per il commercio Canada-USA, Dominic LeBlanc, che ha spiegato di aver parlato con il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer per chiarire la portata dei colloqui con Pechino.

LeBlanc ha sottolineato che il dialogo con la Cina riguarda un’intesa limitata, concentrata su pochi settori specifici dell’economia canadese, e non un accordo di ampio respiro. Ha inoltre ricordato come gli Stati Uniti stessi abbiano recentemente trovato un’intesa con la leadership cinese, riducendo alcune tariffe in cambio di concessioni su esportazioni strategiche e prodotti agricoli.

Il ministro ha anche precisato che l’imminente confronto sull’USMCA non equivale a una rinegoziazione completa come quella affrontata durante il primo mandato di Trump, ma a una revisione mirata delle regole esistenti. Questo distinguo, secondo Ottawa, è essenziale per evitare escalation inutili.

Le tensioni verbali tra Washington e Ottawa si inseriscono in un clima internazionale già complicato, aggravato dalle ambizioni statunitensi sulla Groenlandia e dalle frizioni all’interno della NATO. In questo scenario, Carney si è proposto come uno dei portavoce di una linea che invita le potenze di medio peso a coordinarsi di più.

“Se non sei al tavolo, sei nel menù”, aveva affermato il primo ministro canadese al World Economic Forum di Davos, sintetizzando la necessità per Paesi come il Canada di muoversi con cautela ma anche con determinazione di fronte alle pressioni statunitensi.