MELBOURNE - Se è evidente che nascere in una famiglia di origine italiana sia un innegabile vantaggio per chi decide di studiare la lingua, è altrettanto vero che non rappresenta una condizione sufficiente per raggiungere l’eccellenza.
Basta parlare con Carola Molinari, studentessa dell’Anno 12 al Mount Waverley Secondary College, e unico 50 all’esame VCE di italiano, per rendersene conto.
Carola racconta il suo rapporto con la lingua, spiegando che, da sempre, nonostante la vita passata all’estero, tra Medio Oriente e Asia - prima di approdare in Australia all’età di 14 anni - tra le mura di casa ha parlato in italiano e la sua cadenza romana ne è l’evidenza.
Nella quotidianità con i suoi genitori, e come codice segreto con la sorella, per non farsi capire in pubblico, l’italiano e l’italianità vengono coltivati in casa Molinari con il cinema e con le chiacchiere familiari a tavola, rituale irrinunciabile e “una delle tradizioni italiane che conserviamo”, chiarisce la studentessa.
Lo studio formale della grammatica e la preparazione all’esame dell’Anno 12, però, cominciano soltanto una volta arrivata a Melbourne, dove si iscrive al corso del sabato mattina del VSL - Victorian School of Languages - al Brunswick Secondary College.
Tre ore e mezza di lezione, più il viaggio con i mezzi pubblici: un sacrificio che non sembra esserle pesato. “Sono contenta di averlo fatto, anche se c’erano molte mattine, specialmente d’inverno, in cui ho pensato che mi sarebbe piaciuto poter restare sotto le coperte”, ammette.
Le amicizie costruite e il consolidamento della routine hanno reso tutto più piacevole. Il supporto della famiglia, quello degli insegnanti, ma soprattutto la sua curiosità e perseveranza hanno reso possibile per la studentessa raggiungere quel risultato a cui quasi nemmeno sperava.
Con un filo di emozione, ricorda il momento in cui ha saputo il voto: “Mi sono svegliata alle 7, sono andata in cucina, mi sono messa al computer, con mamma e papà dietro di me, e abbiamo visto i risultati. Non ci potevo quasi credere”. Chi è sempre stata convinta delle sue potenzialità, invece, è la sua docente di Anno 12, Barbara Vincenzi, che scherza: “Te l’avevo detto fin dalla seconda settimana che avresti potuto arrivare al 50, ma tu non mi credevi!”.
Un sentimento misto di orgoglio e soddisfazione ha unito la studentessa e la sua insegnante, che prosegue: “Anche io quella mattina mi sono svegliata alle 7 perché volevo conoscere i risultati, poi alle 7:02 ho ricevuto una mail da Carola che diceva: Miss, ce l’abbiamo fatta!”.
Barbara Vincenzi non solo ha intravisto il potenziale di Carola, ma è stata in grado di portare lei e tutto il gruppo di studenti a sentirsi a proprio agio con la struttura dell’esame, sottoponendo spesso i ragazzi alle prove degli anni precedenti, un aspetto particolarmente utile perché “queste simulazioni d’esame ci aiutavano a capire cosa dovevamo fare”, ha spiegato la studentessa.
Durante le lezioni, in classe, non solo c’è stata l’occasione di stringere nuove amicizie, ma anche di intrattenersi in discussioni e approfondimenti interessanti che spesso si accendevano fra i ragazzi, un aspetto fondamentale perché, come sottolinea Carola, “parlavamo dei concetti, invece di scrivere, e parlandone capisci meglio”.
Il VSL ha una lunga tradizione di studenti che hanno raggiunto i risultati migliori dello Stato, e anche il 2025 non ha fatto eccezione. Barbara Vincenzi, insieme a Rosa Vitelli, è una delle insegnanti dell’Anno 12, capace, nel tempo, di costruirsi una solida esperienza negli approcci applicabili per affrontare al meglio l’esame del VCE.
“Ho lavorato come assistente linguistica in diverse scuole in passato e questo mi ha permesso di entrare in contatto con diverse tecniche di insegnamento”, spiega.
Ma come nello sport, anche nella vita accademica non basta la tecnica: ci vogliono cuore, determinazione e passione. Carola Molinari, come Barbara Vincenzi hanno dimostrato di possederli.
La studentessa si è avventurata nello studio di Dante Alighieri e della Divina Commedia, argomento che ha portato all’orale del suo esame, un tema che l’ha anche portata ad ampliare il vocabolario e affinare la proprietà di linguaggio: “Ho ascoltato il podcast di Alessandro Barbero, che mi ha aiutato a capire il contesto storico del Medioevo ai tempi di Dante e a usare parole complesse, importante in sede d’esame per distinguerti dagli altri”.
Il ruolo di Vincenzi, come dovrebbe essere quello di ogni buon insegnante, è stato fondamentale nell’accompagnare Carola ad eccellere, capendo dove poteva arrivare, ma anche come portarla alla meta. “Non avrei fatto lo stesso con altri studenti, devi capire chi hai davanti e dare dei consigli mirati a ciascun ragazzo”, chiarisce.
E come Virgilio ha fatto con Dante nella Divina Commedia, Vincenzi ha guidato Carola, offrendo la propria saggezza. Consigli che solo una mente brillante poteva ascoltare e applicare, raggiungendo un livello così alto.