NEW YORK – Bank of America pagherà 72,5 milioni di dollari per risolvere una class action che accusa la banca di aver agevolato un giro di traffico sessuale orchestrato da Jeffrey Epstein. Lo ha dichiarato un portavoce.

I documenti del tribunale hanno confermato l’accordo e Bank of America ha dichiarato che, pur continuando a negare di aver sostenuto i crimini di Epstein, “questa risoluzione ci permette di lasciarci alle spalle questa vicenda e offre un’ulteriore conclusione per i querelanti”.

L’accordo raggiunto tra le parti deve ora essere convalidato da un giudice di New York. Le querelanti, presentate come vittime del defunto finanziere, accusavano l’istituto americano di aver “consapevolmente e intenzionalmente partecipato al sistema di traffico sessuale di Jeffrey Epstein” fornendogli servizi bancari nonostante i “segnali di allarme”. Nel testo dell’accordo, Bank of America contesta tutte le accuse nei suoi confronti. La banca nega in particolare “di aver partecipato in qualsiasi modo al sistema di traffico sessuale di Jeffrey Epstein”.

Intanto, nuove grane per l’amministrazione Trump e Google. Alcune vittime di Jeffrey Epstein hanno presentato denuncia contro il governo statunitense e l’azienda informatica, in seguito alla divulgazione accidentale della loro identità in alcuni documenti pubblicati in rete dal dipartimento di Giustizia, che da gennaio ha messo online oltre tre milioni di documenti relativi all’indagine sul finanziere pedofilo statunitense morto suicida in carcere, compresi i suoi legami con personalità di spicco.

In questi documenti sono stati resi noti i nomi di alcune vittime che avrebbero dovuto rimanere anonime. Il dipartimento di Giustizia “ha rivelato l’identità di circa 100 vittime del predatore sessuale condannato, rendendo pubbliche le loro informazioni private e identificandole agli occhi del mondo intero”, si legge nella denuncia presentata dinanzi a un tribunale di San Francisco (California), che l’agenzia di stampa France-Presse (Afp) ha consultato.

“Anche dopo che il governo ha riconosciuto che tale divulgazione violava i diritti delle vittime e ha ritirato le informazioni, alcuni operatori in rete come Google continuano a ripubblicarle, rifiutando le richieste delle vittime di cancellarle”, deplorano gli autori della denuncia.

Stando a quest’ultima, Google continua a mostrare le informazioni personali delle vittime nei risultati di ricerca e nei contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato oltre tre milioni di file legati all’indagine sul finanziere caduto in disgrazia, mostrando l’ampiezza dei suoi legami con personalità di alto profilo.