WASHINGTON - Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato una serie di nuovi documenti relativi al caso di Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo trovato morto in cella nel 2019.
Si tratta di fascicoli che erano rimasti inesplorati, erroneamente contrassegnati come “duplicati” in una precedente revisione, e che ora tornano alla luce sollevando nuove, pesanti questioni politiche e giudiziarie. Tra queste, emergono dettagli finora inediti su una donna che, già nel 2019, aveva mosso accuse di aggressione sessuale contro l’attuale presidente Donald Trump.
Il caso si concentra su una serie di quattro interrogatori condotti dall’Fbi tra l’agosto e l’ottobre del 2019. Inizialmente, nel database pubblico del Dipartimento, era presente soltanto un promemoria relativo a una prima intervista del luglio 2019, in cui la vittima riferiva abusi subiti da Epstein senza però citare Trump. I documenti pubblicati ieri colmano questa lacuna, rivelando altri tre colloqui in cui la donna (minorenne all’epoca dei fatti, nel 1983) ha descritto episodi specifici che coinvolgerebbero direttamente il tycoon.
Nella seconda intervista, la testimone ha spiegato che il finanziere l’avrebbe accompagnata, in auto o in aereo, verso New York o il New Jersey, per poi condurla in un “edificio molto alto”. È in quel contesto, secondo la versione della donna, che Epstein l’avrebbe presentata a Trump. Stando al racconto, dopo che il magnate avrebbe ordinato ai presenti di uscire, avrebbe pronunciato frasi allusive sull’educazione delle giovani ragazze, per poi tentare di costringerla a un atto sessuale.
La donna ha dichiarato agli investigatori di essersi difesa mordendo l’uomo e, in risposta, di aver ricevuto un pugno prima di essere cacciata dalla stanza con insulti.
Il resoconto prosegue con ulteriori dettagli che chiamano in causa il sistema di potere attorno a Epstein. Durante i colloqui, la donna ha riferito agli agenti di aver udito conversazioni in cui Trump ed Epstein discutevano di come il finanziere ricattasse diverse personalità influenti, menzionando anche presunte operazioni di riciclaggio di denaro attraverso i casinò.
Tre settimane più tardi, in un terzo interrogatorio, la testimone ha aggiunto di essere stata vittima di telefonate minatorie collegate a Epstein o a Trump, oltre ad aver subito tentativi di intimidazione stradale.
Il percorso giudiziario di questa vicenda appare tuttavia complesso e non privo di zone d’ombra. Nell’ultimo incontro con l’Fbi, avvenuto quasi due mesi dopo il primo, la donna si era presentata senza avvocato, mostrando disagio per la registrazione e dubbi sull’utilità di proseguire, temendo la prescrizione dei fatti.
Successivamente, documenti interni dell’Fbi del 2025 indicano che una vittima identificata aveva denunciato abusi da parte di Trump ma si era poi rifiutata di collaborare. Non è chiaro se si tratti della stessa persona o della cosiddetta “Jane Doe 4”, una vittima che ha ottenuto un risarcimento dopo aver ritirato una causa contro gli eredi di Epstein nel 2021, pur essendo stata in precedenza giudicata non idonea a ricevere compensazioni dal fondo vittime del finanziere.
La pubblicazione dei fascicoli ha acceso un duro scontro politico. I Democratici da tempo accusano l’amministrazione repubblicana di voler occultare i legami tra Trump e il defunto finanziere. La tensione ha raggiunto il culmine quando una commissione della Camera dei Rappresentanti ha votato per citare in giudizio il ministro della Giustizia, Pam Bondi, affinché risponda sulla gestione opaca di questi documenti.
Dal canto suo, Donald Trump ha negato categoricamente qualsiasi illecito, mentre il Dipartimento di Giustizia ha precisato che i documenti pubblicati contengono “affermazioni false e sensazionalistiche” contro il presidente. Le accuse, al momento, rimangono non comprovate, ma la loro ricomparsa forzata nel dibattito pubblico promette di alimentare ancora a lungo le polemiche sulla trasparenza dell’amministrazione e sul passato del tycoon.