WASHINGTON - Alcune delle vittime degli abusi di Jeffrey Epstein hanno intentato una causa collettiva presso il tribunale di San Francisco contro il governo degli Stati Uniti e Google.
Al centro della disputa legale c’è la divulgazione accidentale di informazioni riservate che ha esposto l’identità di circa 100 vittime, violando il diritto all’anonimato che era stato loro garantito durante le indagini sul finanziere suicidatosi in carcere nel 2019.
L’incidente è avvenuto a gennaio, quando il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato online oltre tre milioni di file relativi all’inchiesta Epstein. Sebbene i documenti servissero a fare luce sui legami del predatore sessuale con personalità di alto profilo, la mancata censura di nomi e dati sensibili ha reso pubbliche informazioni private che avrebbero dovuto restare segrete.
I giornalisti del New York Times hanno riferito di aver trovato nei file anche decine di foto di nudi in cui i volti delle vittime erano chiaramente riconoscibili. Secondo la denuncia, le vittime sono ora bersaglio di molestie telefoniche, email minatorie e accuse infondate di complicità con Epstein, vivendo un nuovo calvario psicologico a causa dell’incuria istituzionale.
Se il Governo Usa è accusato della fuga iniziale, Google è nel mirino per la mancata rimozione dei contenuti. Nonostante il Dipartimento di Giustizia abbia riconosciuto l’errore e ritirato i file originali, le informazioni continuano a circolare sulla rete.
Le vittime sostengono che Google continui a mostrare i loro dati personali nei risultati di ricerca, ignorando le ripetute suppliche di rimozione. La causa evidenzia inoltre come i contenuti generati dall’intelligenza artificiale dell’azienda continuino a rielaborare e diffondere le identità delle sopravvissute, alimentando la persistenza del danno online.
Jeffrey Epstein, condannato già nel 2008 per favoreggiamento della prostituzione minorile, è morto in una cella di New York prima di poter affrontare il processo per traffico sessuale. La pubblicazione dei documenti di gennaio mirava alla trasparenza, ma si è trasformata in quello che i legali definiscono “identificare le sopravvissute davanti al mondo intero”.