PERUGIA - L’allora attaccante del Barcellona Luis Suarez “ha potuto fruire di una contingenza” quando sostenne l’esame per la certificazione della conoscenza dell’italiano all’Università per stranieri di Perugia che in periodo Covid aveva ridotto la prova a una conversazione “di soli 12 minuti, ampiamente guidata dalle informazioni che comparivano sul sito internet del Centro di valutazione e certificazioni linguistiche e dalle regole d’ingaggio che gli hanno consentito di scegliere gli argomenti da trattare”.

Lo ha sostenuto l’avvocato David Brunelli, difensore della ex rettrice Giuliana Grego Bolli e dell’ex direttrice del Centro Stefania Spina nella sua arringa nel processo nel quale sono accusate di avere istituito una sessione “ad personam” per l’attaccante e quindi di avergli rivelato in anticipo i contenuti della prova sostenuta nel dicembre del 2020. In quello che è stato definito dall’accusa un “esame farsa”.

L’avvocato Brunelli, dello studio Pluralia, ha parlato per 3 ore ricorrendo anche a delle slide. Ha sottolineato che “nessuno dei reati è stato commesso”, evidenziando come quelli contestati - tra cui falso ideologico, falso materiale e rivelazione di segreto d’ufficio - “non trovino fondamento e come l’esame fosse di natura ordinaria”. “In questa discussione finale - ha detto l’avvocato Brunelli -, per difendere la prof.ssa Giuliana Grego Bolli e Stefania Spina, ho passato in rassegna meticolosamente tutte le prove raccolte in questo processo e sono pervenuto alla conclusione che nessuno dei reati è stato commesso. Questo perché non c’è traccia del piano ‘criminoso’ di cui parla la Procura e al quale sarebbero curiosamente estranei i principali interessati (Suarez, la Juventus), che sarebbe stato ordito all’interno dell’Università per Stranieri per promuovere il calciatore senza un vero esame”.

Secondo il suo difensore, Spina “ha semplicemente preparato” Suarez “per questo tipo di esame semplificato, che risulta essere stato superato in quel periodo in Italia dal 98% dei candidati”.

“Grego Bolli, Rettrice all’epoca dei fatti - ha aggiunto -, non si è mai occupata della vicenda se non per raccomandare serietà e rigore, non certamente per chiedere alla Commissione di promuovere il candidato quale che fosse il suo livello di conoscenza della lingua. Purtroppo, una corretta valutazione di questo fatto di ordinaria amministrazione è stata resa difficile dall’enorme grancassa mediatica che la vicenda ha riscosso; ma sono sicuro che, a distanza di più di cinque anni, il Tribunale di Perugia valuterà le imputazioni con totale serenità e distacco, e finirà per restituire dignità a due persone che sono state devastate umanamente e professionalmente, solo per aver fatto il loro dovere”.