RAVENNA - La Procura di Ravenna contesta a otto medici di aver rilasciato certificati falsi per impedire il trasferimento di migranti irregolari nei centri di permanenza per il rimpatrio, agendo, secondo il giudice, per motivazioni ideologiche e in violazione della legge.
La gip Federica Lipovscek, accogliendo l’impostazione accusatoria dei pm Daniele Barberini e Angela Scorza, ha disposto per tre medici l’interdizione dalla professione per dieci mesi e per altri cinque il divieto, per lo stesso periodo, di occuparsi delle certificazioni di idoneità per i migranti. I reati ipotizzati sono falso in atto pubblico e interruzione di pubblico servizio.
Secondo quanto emerge dall’ordinanza, i medici avrebbero prodotto certificati di non idoneità con l’obiettivo di ostacolare il sistema dei rimpatri, senza però attivare percorsi di cura o accertamenti clinici adeguati.
Un comportamento che, per il giudice, contrasta anche con il codice deontologico, che impone la presa in carico dei pazienti.
In alcuni casi, a fronte di dichiarazioni di malattie infettive come scabbia o tubercolosi, i sanitari si sarebbero limitati a certificare l’inidoneità al trasferimento senza avviare cure, lasciando le persone libere sul territorio.
La giudice ha ritenuto ancora attuale il rischio di reiterazione, nonostante l’Ausl avesse già rimosso i medici dalle mansioni legate ai Cpr.