La chiamiamo semplicemente ‘cervicale’, come se fosse un piccolo fastidio di stagione. In realtà, il dolore al tratto cervicale della colonna vertebrale è uno dei malanni più diffusi del nostro tempo, una presenza costante nella vita di milioni di persone. Non è un caso che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i disturbi muscolo-scheletrici rappresentino tra le principali cause di disabilità nel mondo: tra questi, il dolore al collo occupa un posto di primo piano.
Se chiediamo ai nostri nonni quante ore passavano seduti davanti a uno schermo, la risposta probabilmente ci farà sorridere. Oggi, invece, trascorriamo gran parte delle nostre giornate davanti a computer, tablet e smartphone. La postura curva, le spalle chiuse, la testa protesa in avanti: una posizione che il nostro corpo non è stato progettato per mantenere così a lungo. La ‘cervicale’ non è una malattia in senso stretto, ma un insieme di sintomi che coinvolgono il tratto superiore della colonna vertebrale. Il rachide cervicale è composto da sette vertebre, piccoli segmenti ossei che sostengono la testa e permettono movimenti di rotazione, flessione ed estensione. Tra una vertebra e l’altra si trovano dischi intervertebrali, strutture elastiche che ammortizzano i carichi. Quando muscoli, legamenti o dischi vengono sovraccaricati o irritati, il dolore si fa sentire. E non si limita al collo. Può irradiarsi alle spalle, alle scapole, alle braccia. Talvolta provoca mal di testa, vertigini, senso di nausea. In alcuni casi, formicolii alle mani. Un fastidio che può diventare invalidante, interferendo con il lavoro, il sonno, la concentrazione.
La postura scorretta è certamente una delle cause principali. L’uso prolungato dello smartphone, con la testa inclinata in avanti, aumenta in modo significativo il carico sulle vertebre cervicali. Alcuni esperti parlano di ‘text neck’, il collo da messaggino, una condizione sempre più comune anche tra i giovanissimi.
Ma la cervicale non è solo colpa della tecnologia. Anche lo stress gioca un ruolo decisivo. In situazioni di tensione emotiva, tendiamo inconsciamente a contrarre i muscoli del collo e delle spalle. Se questa contrazione diventa cronica, i muscoli si irrigidiscono, si affaticano e diventano doloranti. Poi ci sono i traumi, come il classico ‘colpo di frusta’ in seguito a un incidente stradale. Oppure l’artrosi cervicale, un processo degenerativo legato all’età che comporta l’usura delle articolazioni. In alcuni casi, il dolore è legato a ernie o protrusioni discali che comprimono le radici nervose. La verità è che spesso le cause si intrecciano: una postura scorretta su una struttura già indebolita dall’età, magari aggravata da un periodo di forte stress.
Il dolore al collo è il sintomo più evidente, ma non è l’unico. C’è chi avverte una rigidità mattutina, con difficoltà a girare la testa. Altri lamentano mal di testa che parte dalla nuca e si irradia verso la fronte. In certi casi compaiono vertigini o un senso d’instabilità. Quando il dolore si accompagna a perdita di forza, formicolii persistenti alle braccia o alle mani, o a disturbi della vista, è importante consultare un medico. Anche se nella maggior parte dei casi si tratta di un disturbo benigno, è sempre bene escludere cause più serie.
Uno degli aspetti più insidiosi della cervicale è il circolo vizioso che può innescare. Il dolore porta a muovere meno il collo, per paura di peggiorare la situazione. Ma l’immobilità favorisce l’irrigidimento muscolare, che a sua volta aumenta il dolore. A questo si aggiunge la componente emotiva: il fastidio costante può generare ansia e irritabilità, che alimentano ulteriormente la tensione muscolare. È un meccanismo che si autoalimenta, rendendo difficile uscire dal problema senza un intervento mirato.
La prima regola è non improvvisare. Massaggi troppo energici o manipolazioni fai-da-te possono peggiorare la situazione. In caso di dolore acuto, può essere utile applicare calore per rilassare i muscoli contratti, oppure, nelle fasi immediatamente successive a un trauma, ghiaccio per ridurre l’infiammazione. I farmaci antinfiammatori o analgesici possono dare sollievo, ma non risolvono la causa del problema. Per questo, spesso, il medico può consigliare un percorso di fisioterapia. Gli esercizi mirati aiutano a rinforzare la muscolatura del collo e delle spalle, migliorando la postura e riducendo il rischio di recidive. Anche piccoli cambiamenti nella routine quotidiana possono fare la differenza. Regolare l’altezza del monitor in modo che lo sguardo sia allineato allo schermo, utilizzare una sedia ergonomica, fare pause regolari durante il lavoro al computer. E, soprattutto, muoversi: il movimento è uno dei migliori alleati della salute della schiena.
Prevenire la cervicale significa prendersi cura del proprio corpo in modo globale. L’attività fisica regolare, come il nuoto o lo yoga, aiuta a mantenere i muscoli elastici e tonici. Anche una corretta gestione dello stress è fondamentale: tecniche di rilassamento, respirazione profonda, meditazione possono contribuire a ridurre la tensione muscolare. Attenzione anche al sonno: un cuscino troppo alto o troppo basso può mantenere il collo in una posizione scorretta per ore. Scegliere un supporto adeguato, che mantenga la curva naturale del rachide cervicale, è un dettaglio che può incidere molto sul benessere quotidiano. Infine, imparare ad ascoltare il proprio corpo. Il dolore è un segnale, non un nemico da silenziare a tutti i costi. Ignorarlo può portare a cronicizzare il problema; affrontarlo con consapevolezza permette invece d’intervenire tempestivamente.
La cervicale è uno dei simboli della nostra epoca: sedentaria, iperconnessa, spesso stressata. Ma non è una condanna inevitabile. Con qualche attenzione in più, con uno stile di vita più attivo e una maggiore consapevolezza posturale, è possibile ridurre significativamente il rischio di soffrirne.
Forse la vera sfida non è eliminare del tutto il dolore, cosa non sempre possibile, ma imparare a gestirlo, a prevenirlo, a non lasciare che condizioni le nostre giornate. In fondo, il collo sostiene la testa: metaforicamente e fisicamente. Prendersene cura significa, in un certo senso, alleggerire anche il peso delle nostre vite frenetiche. E magari ricordarci, ogni tanto, di alzare lo sguardo dallo schermo, raddrizzare la schiena e fare un respiro profondo. Anche questo, a modo suo, è già un piccolo gesto di prevenzione.