SANTIAGO - Il Cile, come uno dei maggiori importatori di petrolio della regione, è rimasto fortemente esposto ai recenti aumenti dei prezzi internazionali, spinti dalla guerra in Medio Oriente.

Il Paese si prepara a un significativo aumento dei prezzi dei carburanti, con conseguenze immediate sulla popolazione e sull’economia. Il governo guidato dal neopresidente José Antonio Kast ha annunciato che, a partire da giovedì, il prezzo della benzina crescerà di circa il 32%, mentre quello del diesel subirà un incremento ancora più marcato, pari al 62%.

L’annuncio, diffuso nella serata di lunedì, ha provocato una reazione immediata tra i cittadini. Nel giro di pochi minuti, si sono formate lunghe file di automobili presso le stazioni di servizio della capitale, con molti automobilisti intenzionati a fare rifornimento prima dell’entrata in vigore dei nuovi prezzi.

Kast, in carica da meno di due settimane, ha riconosciuto l’impatto delle misure sulle famiglie, definendole “un colpo al portafoglio”. Durante una visita a Puerto Montt, il presidente ha invitato alla calma, sottolineando che eventuali proteste dovranno essere “pacifiche” e non compromettere la mobilità di chi dipende dal trasporto pubblico.

Il capo dello Stato ha inoltre fatto appello alla “responsabilità” e alla “solidarietà” sia dei cittadini, sia delle forze di opposizione. Parallelamente, l’esecutivo ha presentato alcune misure compensative, tra cui il congelamento delle tariffe del trasporto pubblico a Santiago fino alla fine dell’anno e un sussidio per la paraffina destinata al riscaldamento durante i mesi autunnali e invernali.

Nonostante ciò, l’aumento dei carburanti ha suscitato forti critiche da parte dei rappresentanti del settore dei trasporti, che temono un effetto a catena sull’inflazione. Il presidente della Confederazione nazionale del trasporto di carico terrestre del Cile, Sergio Pérez, ha evidenziato che l’aumento del prezzo del diesel obbligherà i camionisti ad adeguare le tariffe per continuare a operare.

Kast ha inoltre attribuito la difficile situazione economica alla precedente amministrazione di Gabriel Boric, sostenendo che il Paese è stato lasciato senza fondi di riserva. Per questo motivo, il governo intende promuovere una riforma per rafforzare il Fondo di stabilizzazione del prezzo del petrolio, portandolo dagli attuali 5 milioni di dollari a 60 milioni.

Il provvedimento rappresenta una delle prime grandi sfide del nuovo esecutivo e potrebbe avere ripercussioni significative sia sul piano sociale, sia su quello economico nelle prossime settimane.