SANTIAGO DEL CILE - La Procura e il ministero degli Esteri del Cile hanno portato questo venerdì, davanti alla Corte Penale Internazionale (Cpi), il caso di Ronald Ojeda, ex militare venezuelano rifugiato a Santiago e assassinato lo scorso anno nella capitale cilena. Lo hanno annunciato entrambe le istituzioni, sottolineando l’interesse ad avanzare nelle indagini e nella cooperazione con la Cpi. 

Il procuratore nazionale del Cile, Ángel Valencia, e il ministro degli Esteri Alberto van Klaveren si sono riuniti all’Aia con il procuratore della Cpi, Karim Khan.  

Durante l’incontro, hanno illustrato i progressi dell’indagine e proposto la creazione di una squadra di lavoro congiunta, per scambiare informazioni su questo crimine e sulle presunte violazioni dei diritti umani in Venezuela, che la Cpi sta indagando dal 2021. 

Valencia ha sottolineato che Ojeda era un rifugiato politico in Cile e che il suo omicidio potrebbe avere motivazioni politiche. Ha evidenziato che l’eventuale cooperazione con la Cpi permetterebbe di avanzare nelle indagini sia su questo caso che sui delitti attribuiti agli agenti dello Stato venezuelano. Secondo il procuratore cileno, la proposta è stata ben accolta da Khan, sebbene non siano stati specificati accordi concreti. 

Il governo del Venezuela ha respinto l’iniziativa del Cile, sostenendo che manca di fondamento legale e rappresenta un’aggressione contro il Paese. Il ministro degli Esteri venezuelano, Yván Gil, ha definito l’azione “giuridicamente insostenibile” e ha assicurato che si basa su accuse infondate. 

Dalla scoperta del corpo di Ojeda a Santiago, il 1° marzo 2024, il Venezuela ha negato qualsiasi coinvolgimento nel crimine e ha manifestato la sua disponibilità a collaborare nelle indagini.  

La Procura cilena ha incriminato 21 persone per l’omicidio di Ojeda, secondo quanto comunicato dal procuratore incaricato del caso, Héctor Barros.