PECHINO - Il governo cinese ha svelato la bozza del nuovo piano quinquennale, il documento strategico di 135 pagine che guiderà le priorità del Paese fino al 2030. In un momento di estrema volatilità internazionale, la parola d’ordine del Presidente Xi Jinping è autosufficienza: Pechino si prepara a una “fase di incertezza” puntando tutto sull’autonomia industriale e meno sui numeri rigidi della crescita. 

A differenza dei decenni passati, il nuovo piano non fissa un obiettivo numerico preciso per la crescita del Pil. Questa scelta riflette la necessità di gestire le fragilità interne, come la crisi del mercato immobiliare e la debolezza della domanda, in un contesto globale dove “l’equilibrio del potere sta subendo profondi cambiamenti”. 

Il governo ha comunque ribadito l’obiettivo di lungo periodo: raddoppiare il Pil pro capite entro il 2035, un traguardo che secondo gli analisti richiederà una crescita media annua costante di circa il 4%. 

Per rispondere alla competizione con gli Stati Uniti, la Cina intende trasformarsi in una superpotenza tecnologica indipendente. La spesa per ricerca e sviluppo (R&S) crescerà di almeno il 7% ogni anno, con un focus prioritario sui semiconduttori e i materiali avanzati, settori per i quali Pechino promette misure straordinarie volte a colmare il gap tecnologico e superare le restrizioni occidentali.  

L’attenzione si estenderà alle frontiere digitali attraverso lo sviluppo di algoritmi avanzati per l’intelligenza artificiale e investimenti massicci nella robotica umanoide, sostenendo questa transizione anche sul piano dell’istruzione con la creazione di 200 nuovi istituti professionali dedicati esclusivamente alle industrie emergenti. 

In previsione di nuove guerre commerciali, il piano stabilisce il rafforzamento dei meccanismi di sicurezza per le forniture industriali. Un pilastro fondamentale sarà il consolidamento del vantaggio competitivo nel settore delle terre rare, asset strategico che la Cina intende proteggere e utilizzare come leva negoziale nello scacchiere internazionale. 

Per uscire dalla crisi interna, il piano introduce un nuovo modello per l’immobiliare: un sistema che colleghi ogni progetto a una “banca principale” incaricata di garantire i flussi finanziari necessari. 

Parallelamente, Pechino mira a trasformare il proprio modello economico puntando con decisione sui consumi domestici, una strategia che prevede l’innalzamento dei salari minimi per rafforzare il potere d’acquisto della popolazione. Questo piano si accompagna a un incremento della spesa pubblica destinata al welfare e alla previdenza, una manovra studiata per garantire una maggiore sicurezza sociale e spingere le famiglie a ridurre il risparmio precauzionale, stimolando così la circolazione dei capitali all’interno del mercato interno.