TAIPEI - Per quasi due settimane, i cieli attorno a Taiwan sono rimasti insolitamente sgombri dai jet cinesi. Una tregua armata che ha sorpreso analisti e osservatori, abituati a una pressione militare quasi quotidiana.
Il silenzio si è interrotto solo giovedì 12 marzo, quando Taipei ha segnalato il ritorno di cinque velivoli dell’Esercito Popolare di Liberazione (Pla) oltre la linea mediana dello Stretto.
Secondo i dati di PLATracker, dal 27 febbraio Taiwan ha registrato 13 giorni consecutivi senza incursioni aeree significative. Si tratta della pausa più lunga da quando l’isola ha iniziato a pubblicare report quotidiani sulle attività militari di Pechino.
“Francamente, è qualcosa che non abbiamo mai visto nella storia recente”, ha dichiarato alla Cnn Ben Lewis, fondatore della piattaforma di monitoraggio.
L’unica eccezione in questo lasso di tempo è stata registrata il 6 marzo con l’individuazione di soli due velivoli, un numero irrisorio rispetto alle decine di aerei che solitamente affollano la zona di identificazione di difesa aerea (Adiz).
Il brusco rallentamento ha alimentato diverse teorie tra gli esperti di geopolitica. La tesi più accreditata suggerisce che Pechino voglia evitare incidenti prima del vertice previsto entro fine mese tra Xi Jinping e Donald Trump, occasione in cui si discuterà di dossier scottanti come commercio, tecnologia e lo status di Taiwan.
La pausa potrebbe però essere legata anche alla conclusione delle “Due Sessioni”, le riunioni annuali del parlamento cinese, periodo in cui storicamente l’attività militare tende a rallentare per non distogliere l’attenzione dall’agenda politica interna.
Infine, alcuni analisti ipotizzano che la Cina stia ricalibrando le proprie priorità a causa dell’instabilità dei mercati energetici provocata dalla guerra in Iran, sebbene questo collegamento appaia meno diretto.
Il ministro della Difesa taiwanese, Wellington Koo, ha gettato acqua sul fuoco, invitando a non confondere l’assenza di aerei con una reale distensione. Durante tutto il periodo, infatti, le navi militari cinesi hanno continuato a operare quotidianamente attorno all’isola. Secondo Koo, la strategia di Pechino per trasformare lo Stretto in “acque interne cinesi” non ha subito battute d’arresto, cambiando semplicemente forma.
Il ritorno dei cinque caccia registrato giovedì potrebbe non indicare un ripristino della normale intensità operativa. I voli sono coincisi con il passaggio nello Stretto di un aereo di sorveglianza statunitense P-8 Poseidon. È probabile, dunque, che il PLA sia decollato non per riprendere le provocazioni standard, ma specificamente per monitorare il velivolo della Marina Usa, mantenendo comunque un profilo più basso rispetto al passato recente.