PECHINO - Il presidente cinese Xi Jinping ha impresso una nuova, drastica accelerazione alla disciplina interna dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL). Intervenendo all’Università Nazionale della Difesa di Pechino, il leader ha chiesto ai vertici militari di approfondire una vera e propria “rettifica ideologica e politica”. L’obiettivo dichiarato è presentarsi al centenario delle forze armate, nel 2027, con un “volto completamente nuovo”: un apparato bellico non solo tecnologicamente avanzato, ma totalmente subordinato al Partito.
Per la leadership cinese, la semplice repressione delle tangenti non è più sufficiente. Xi ha scandito la necessità di una rifondazione morale che colpisca alla radice ogni forma di interesse personale.
Gli ufficiali superiori devono mantenere una risoluta lealtà politica, eliminando ogni pensiero egoistico che possa allontanare l’esercito dalle masse. Xi ha ribadito che tutti sono uguali davanti a leggi e regolamenti, eliminando zone d’ombra o trattamenti speciali per le alte sfere. Nella terminologia di Pechino, il concetto di rettifica significa ricondizionare l’intero sistema per eliminare le influenze perniciose delle reti di potere personali, garantendo così che il Partito mantenga il controllo assoluto sulle armi.
Il richiamo al centenario del 2027 non è casuale. Xi ha già collegato questo anniversario alla capacità dell’esercito di “vincere guerre locali”, un riferimento che molti osservatori leggono in chiave Taiwan. Il messaggio è chiaro: un esercito moderno ma corrotto o ideologicamente fragile non sarebbe in grado di garantire né deterrenza né obbedienza operativa in uno scenario di crisi reale.
Il discorso di Xi arriva sulla scia di una delle più dure campagne di epurazione nella storia della Difesa cinese. Il cuore della catena di comando è stato letteralmente travolto, a partire dall’ex ministro della Difesa Li Shangfu, espulso dal Partito con l’accusa di aver inquinato l’ecosistema politico del settore armamenti. Anche il suo predecessore, Wei Fenghe, è caduto sotto pesanti accuse, confermando una crisi profonda nei vertici della selezione e dell’approvvigionamento militare.
Infine, la sospensione dell’ammiraglio Miao Hua, responsabile del controllo ideologico, ha segnato un punto di non ritorno: il coinvolgimento dei vertici della sorveglianza suggerisce che nessuno, all’interno della gerarchia, possa ormai considerarsi al sicuro.
Particolarmente colpita è stata la Forza Missilistica, pilastro della deterrenza strategica cinese. Le rimozioni e le “sparizioni” in questo comparto suggeriscono che la leadership abbia individuato falle critiche non solo sul piano dell’onestà, ma anche dell’affidabilità operativa in caso di conflitto.
A tradurre la linea di Xi in termini ancora più crudi è stato il generale Yang Zhibin, comandante del Teatro Orientale (che sovrintende allo Stretto di Taiwan), il quale ha chiesto di eliminare le “impurità ideologiche” fin nelle “profondità dell’anima” degli ufficiali.