MILANO - Dovevano essere manifestazioni contro il caro vita, il costo della benzina e la pressione fiscale. Si sono invece trasformate in guerriglia: Milano è stata ridotta a un campo di battaglia, con piazza Duomo assediata da centinaia di giovanissimi vestiti di nero, che hanno costretto la polizia ad arretrare sotto il lancio di bombe carta, transenne e bottiglie, fino a occupare la piazza simbolo della città.
Scontri anche a Torino, Bologna e Bergamo, dove si sono registrati lanci di pietre e petardi contro la polizia e dove sono comparsi, ancora una volta, giovanissimi incappucciati.
Immediata la reazione del governo. “Manifestare è un diritto - ha detto la premier Giorgia Meloni - ma mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Ogni reticenza diventa giustificazione”. Le hanno fatto eco i vicepremier. “È inaccettabile - ha detto Tajani - che parte del centrosinistra soffi sul fuoco nel tentativo di compensare la propria assenza di idee e proposte”. Per Matteo Salvini, invece, in piazza c’erano “centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato. Ci sarà ancora chi li protegge e li difende???”.
Il primo a intervenire sul fronte opposto è stato il sindaco della città più colpita, Giuseppe Sala: “Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili. La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale, oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta”.
Sassaiole, bombe carta, cariche, idranti, lacrimogeni e barricate hanno lasciato dietro di sé un bilancio, ancora da definire in via definitiva, di arresti, denunce, danni e feriti. Solo nel capoluogo regionale lombardo si contano almeno quattro agenti feriti, 20 manifestanti feriti e oltre 50 giovani fermati. La metà di loro è minorenne.
Secondo la polizia, le centinaia di ragazzi inferociti - molti di origine straniera, ma altrettanti italiani - sono arrivati dalle periferie, dall’hinterland e anche da altre province, organizzandosi autonomamente, senza un coordinamento e in piccoli gruppi. Quel che è certo è che hanno preso il sopravvento sulla manifestazione principale, organizzata da ‘Italia in piazza’ per protestare contro il carovita e il caro carburanti, mettendo a ferro e fuoco la città.
La polizia è stata costretta prima ad arretrare in attesa di rinforzi, per poi circondare piazza Duomo con una ventina di mezzi tra cellulari e jeep del Reparto mobile. Scene di guerra. Successivamente, un altro gruppo ha circondato una volante della polizia, ma i suoi componenti sono stati bloccati e fermati.
A Torino, il corteo, che diversi comitati di cittadini avevano presentato da giorni come “apolitico e apartitico”, è passato rapidamente sotto il controllo dei collettivi antagonisti, dei centri sociali e della galassia Pro Pal, ai quali si sono aggiunti tantissimi adolescenti delle banlieue. Sono risultati vani i tentativi degli organizzatori di convincere i partecipanti a riporre le bandiere e a non sfilare incappucciati.
Uno di loro, Marco Liccione, già animatore delle proteste No Pass ai tempi della pandemia, ha denunciato di essere stato circondato e picchiato da una quindicina di infiltrati.
A Bologna, gli scontri si sono concentrati nella zona della stazione, dove un gruppo di ragazzini incappucciati si è staccato dal corteo e ha iniziato a lanciare fumogeni, bottiglie di vetro, transenne e sassi contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con idranti e lacrimogeni per disperdere i manifestanti.
Al termine di una giornata di guerriglia restano le piazze ferite, le vetrine distrutte, i tavolini dei bar divelti e l’immagine del falò in piazza Duomo. La conta dei danni, intanto, è ancora tutta da fare.